Il più delinquente del cortile

Picchiare il prossimo può essere divertente, ma lui ne picchiava venti alla volta e ci scommetteva. Era sicuramente introdotto negli ambienti della malavita locale e milanese. Gli anni cambiano, ma per lui di più dopo un lungo soggiorno nelle patrie galere. Lui era salito in macchina e girato la chiave per avviarla. Un tremendo boato. Non morì. Neppure il Signore l’aveva voluto, ma accolse la sua vittima successivamente.

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Le urla del primo pomeriggio

Da un appartamento, le cui finestre si affacciavano sul nostro squarcio di cortile, provenivano le urla di un ragazzo in perenne conflitto con la madre. “Sei una puttana” gridava nitidamente. Era tutto scomparso, svanito in cambio di spiccioli per la dose giornaliera. A quella madre non erano rimaste che lacrime amare da versare la sera prima di coricarsi, terminate le preghiere. Ma non ne versò una al funerale del figlio.

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Urla di vento

Ricordo il frusciare delle chiome dei cinque pioppi che confinavano con il cortile. Il mostro lo immaginavo scuro, tetro, alato e con gli occhi di bragia. I mostri spaventano i bambini.

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Scazzottate

Non c’è giorno che passi, che possa definirsi tale, senza che qualcuno scambi qualche colpo di “nobile arte”. Non parliamo poi le botte date e prese per difendere un principio: il mio era “il pallone è mio e quindi io gioco”. Principio sacrosanto. Purtroppo per me, i calciatori più capaci erano anche quelli più prepotenti e abili con le mani. Pertanto quando arrivava il momento, tendevo a proteggere il labbro.

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Memorie di droga e morte

Era una bella ragazza del cortile. Al termine delle elementari avrebbe fatto a pugni se fosse servito e di sicuro il suo vocabolario non avrebbe sfigurato in qualsiasi contesto portuale. Passava pomeriggi seduta con la sua bambola ad aspettare, seduta sugli scalini del portone condominiale. La sua bellezza sfiorì ben presto e lei divenne un’ombra malcilenta e denutrita. Non sorrideva nei pochi momenti di lucidità. Non aveva un sorriso sulle labbra, ma ancora quel rossetto sgargiante, sbavato.

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Nebbia di Lomellina

Prima serata di nebbia, nebbia di Lomellina, come sempre annidata tra le case, nei cortili e nelle coorti, che sfuma attorno ai lampioni, ovatta il rumore dei passi. Torna dal profondo il mio amore per la nebbia misteriosa, intima.

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Vita in Apecar

Nel cortile c’era un uomo trasandato, vecchio da sempre, consumato dalle intemperie, come un marinaio o un pescatore, con una vita complicata. Nel cortile si diceva che fosse la moglie a non volerlo più a casa, ma il perché di questo allontanamento non era noto a noi ragazzi, quale fosse la sua terribile colpa dato che non ci risultava fosse un violento o un uomo di malaffare. La Signora era stata costretta a quella scelta per il bene delle sue creature, ma da quel giorno aveva allontanato dal letto coniugale il marito e dalla casa.

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