Arvid Journaling

My way in Cognitive Journaling

In questo momento, provo un mare di tristezza e amarezza.
Mi sento un vuoto a perdere.

“I momenti più tristi sembra che durino un’eternità”
Questo consente di godere a lungo del “tepore” che da’ la malinconia.

Le cose belle non sono una playlist di fatti che ritornano a confortare.
Al massimo si hanno dei deja-vu.

La mia “scatola” si fa sempre più confortevole

Ho nel mio zaino un articolo sul cognitive journaling, ma non trovo il modo per dedicargli quel tempo necessario per leggerlo e comprenderlo. Capisco come la vita sia piena di impegni, ma non mi capacito di non riuscire a trovarlo. Forse ho una vita poco organizzata o organizzata male. O forse quest’articolo non è poi così importante. La verità potrebbe riguardare la mia stanchezza, la mia insoddisfazione, la mia mancanza di concentrazione. Probabilmente devo dare tempo alle cose, senza pensare di affrontarle tutte e subito. A ben guardare trovo ancora qualche momento per scrivere ed è allora che sono più tranquillo: mi fermo a ripensare alla settimana, a quanto è accaduto e a quello che ho pensato, considerato, ripercorre le emozioni. La settimana è cominciata con poca voglia di lavorare, nonostante un fine settimana anonimo, piatto. In verità si è trattato di una sensazione, attraversando la soglia d’accesso al reparto, poi tutto è passato freneticamente, anche assolutamente routinaria. Il secondo giorno è stato dedicato all’ennesima guardia, veloce perchè piena di attività. Qualche momento l’ho dedicato ad uno stupido gioco sullo smartphone. L’attività di palestra langue, anzi latita: portarla avanti mi costa molto sacrificio poichè in sostanza sento di odiarla. In più mi sento in colpa per questo, dato che si tratta di beneficio per le mie membra rattrappite. In tutta onestà, il fatto di non frequentarla mi ha rasserenato. Tornando alla settimana, devo riconoscere che ho passato gran parte del tempo con me stesso. Ho avuto anche un incontro molto profumato con AR che però non ha accorciato le nostre distanze, che resteranno immodificate ancora per molto tempo o forse per sempre. In questa settimana ho messo mano al mio blog, l’ho modificato in modo che assomigli di più a un diario: via i posts londinesi, via le fotografie e i video, via i posts che non mi convincono e scelta di una veste grafica più semplice. Il blog è letto solo da me e anche per questo i fronzoli mi appaiono del tutto superflui. Un rinnovamento. Alla fine di questa settimana mi rendo conto che mi sono completamente estraniato dalla vita (lavoro escluso): vivo in un “mondo” sempre più isolato, in una mia “scatola” che si fa sempre più confortevole e sicura.

Buona giornata a me

Riconsiderazioni

Nelle discussioni con AR penso di non riuscire a farmi ascoltare, penso di non riuscire a farmi comprendere, e spesso arrivo a pensare che AR non si impegni ad avviare un ragionamento, non perché non perché non ne sia capace, ma forse solo perché non vuole farlo, forse perché io la infastidisco o le mie ragioni la infastidiscono. Semplicemente invece non le condivide avendo una opinione diversa. Allora mi viene in mente una considerazione (che tempo fa non avevo elaborato): il modo di proporre le mie idee non è funzionale all’ottenimento di attenzione e condivisione. E quindi alla soluzione dei problemi. E’ verosimile che il mio alterarmi, il mio gridare non faccia altro che creare condizioni che ostacolino il raggiungimento di un obiettivo comune. Se voglio ottenere una condivisione e quindi un risultato devo essere il primo a rendere il contesto di discussione un “ambiente” confortevole, che stimoli accoglienza, ragionamento e condivisione.

E’ probabile che il modo da me utilizzato nelle discussioni abbia determinato la perdita di rispetto nei miei confronti da parte dell’interlocutore, che forse ha innescato dei meccanismi di autodifesa per quello che, a lei, appare una aggressione. E tutto questo può quindi giustificare la presenza di un muro fra di noi, un muro di difesa e non di opposizione. Non è verosimilmente contraria, negativa verso i contenuti che propongo, ma sicuramente è contraria alle modalità. Il muro quindi dovrà essere rimosso con pazienza, tempo e modalità consone, non abbattuto con violenza: non è un muro fisico, bensì psicologico che difende l’integrità cognitiva ed emotiva della persona.

Devo pensare a me come causa e non come vittima e riconsiderare i miei pensieri, le mie emozioni e quindi i miei comportamenti. Accantonare le mie “verità” e riconsiderarle criticamente, senza cadere sul versante opposto, quel versante dove ho sempre torto e dove sono, per auto-definizione, una “cattiva “persona.

Buona giornata a me.

Erased

Spesso la mia giornata inizia con la musica nelle orecchie, già durante la colazione e poi in macchina mentre mi reco a lavoro. Spesso incrocio la canzone che in quel momento, che in quel periodo, meglio mi rappresenta, che rappresenta con precisione quello che sento dentro, quello che provo emotivamente. Oggi mi sento in sintonia con una canzone che parla di un amore cancellato, cancellato in modo unilaterale. Parla di come ci si sente, parla di quel preciso istante. Non menziona il prima e il dopo e tantomeno i perchè. Con grande semplicità e sintesi esprime, descrive lo stato d’animo: “ERASED”. Un evento subito “attivamente”, “vissuto”. Uno spaccato sui sentimenti di quel momento, di quell’istante: un punto preciso di un punto imprecisato di quella vita, un punto preciso adesso per me. E mi crogiolo in queste sensazioni creando un loop infinito da ascoltare e vivere, un loop che non fermerei mai, ma devo lavorare.

Buona giornata a me.

3 percento o 97 percento

Primo atto journaling del mese, ma soprattutto dell’anno. Mi frulla in testa, dopo aver ascoltato un TED-talk qualche giorno fa, una domanda: “Io faccio parte del 3% che va oltre gli schemi (società, lavoro, famiglia) o faccio parte del 97% dei conformisti? Riuscirò in qualche modo ad “eccellere” nel corso della mia vita? Il mio primo problema è cosa si intenda per “eccellere”: è superare gli schemi, ricercare la novità, creare innovazione? O può essere la capacità di sfruttare gli schemi attuali? Dovrei superare o modificare? Forse modificare è già superare. In seconda battuta mi chiedo se sia sufficiente decidere di superare i limiti e di quanto farlo: se questo implicasse scelte etiche o morali quanto sarebbe lecito spingersi oltre? I grandi uomini hanno sempre visto oltre, anche oltre la morale, la società, il tempo, le leggi della natura e degli uomini. Perchè oggi sembra così difficile farlo? Perchè sembra che costi molta più fatica? O è semplicemente un alibi per non fare? E’ forse la nostra forza di volontà che si sta facendo sempre più debole? Spesso sostengo che da piccole gocce si può ottenere il cambiamento, ma forse in un momento, dove tutto cambia velocemente, le gocce finiscono per essere insignificanti a causa della loro “lentezza”. Quindi bisogna avere il coraggio di grandi e rapidi cambiamenti.

Diciamo che ho deciso, che voglio stare nel 3%, ora devo scoprire dove operare i miei “cambiamenti” ed esprimere tutta la mia forza di volontà e il mio coraggio.

Buona giornata a me.

Cose da Duemiladiciannove

Un altro anno è passato, a tratti lento e in altri momenti molto veloce. Un anno pieno di foto, profumi, sapori, di Londra. Un anno duro, di incomprensioni, di battaglie, senza sesso. Un anno con tanta musica, nuova e vecchia, molto lavorato. Un anno che mi ha liberato amaramente (anche se mi ha dato ragione) della causa civile. Un anno duro dicevo, anzi crudo, pieno di pensieri, di Tugurio, di sigari. Credo che sia stato un anno strano: bello grazie a Londra, pessimo a causa di AR. Il fatto che sia trascorso, e fra un minuto concluso, è già una gran cosa (a volte si tende ad accontentarsi). Credo di essere stato un ottimo viaggiatore, un buon padre, un discreto medico, un disastroso marito. Non posso arrivare a tutto, non posso controllare tutto e purtroppo ne ho avuto le prove. Posso però dire che continuo ad evolvere, ad aggiornarmi. Ho ripreso la voglia di scrivere, non programmo i contenuti, ma faccio scorrere la penna sui fogli e solo dopo trasporto sul blog il contenuto. Si. Scrivo su piccoli quaderni che autoproduco e rilego autonomamente. Fra un minuto mi aspetta un piatto di lenticchie che, spero, mi porti serenità.

Buona notte a me. Buon Anno a me.

Scrivere un blog personale

Sono sostenitore del blog personale, come strumento della persona, a cui arriva solo il visitatore occasionale. Amo il mio blog quando riesco a raccontarmi, ancor meglio quando riesco a descrivere situazioni e stati d’animo, le mie situazioni e i miei stati d’animo. Non cerco il  commento e che si apra una discussione o un confronto, non intendo veicolare idee. Per questo scrivo un ghost-blog. Non uso plug-in per il posizionamento nei motori di ricerca e non posto sui socials. Ho aperto un blog personale per sperimentare, depositare bozze, pensieri, magari da recuperare più avanti per nuovi progetti o per un ripensamento ed un ritorno (dato che la vita scorre, cambia, ma a volte ritorna). Non é facile tener fede all’impegno di un blog con simili caratteristiche, aver qualcosa da scrivere, possibilmente di sensato. Voglio offrire uno squarcio di umanità veicolata dallo cyber-spazio. Questo è il mio modo di fare journaling, essenziale anche nello stile, senza abbellimenti estetici, ma con tutto il mio impegno nello scrivere, anche solo per me.

Natale è passato

Sono passati numerosi giorni dalle ultime righe scritte. Organizzare le idee, anzi lasciarle scorrere, quando non sei fisicamente al meglio mi risulta difficoltoso. A mala pena riesco a completare la routine giornaliera e senza alcun fronzolo. Se a questo si aggiungono gli eventi natalizi, i pranzi e le cene, la necessità di mantenere una minima lucidità davanti ai parenti per evitare brutte figure o per sembrare semplicemente attento ai discorsi degli altri commensali, capirete che non mi è rimasto tempo per il journaling e per i suoi effetti benefici. In questi giorni quindi stop la daily-journaling. Non amo particolarmente il Natale, ma in qualche modo lo aspetto per poi restarne deluso. Alla fine si tratta di abbuffate attorno al tavolo, di ridicoli regali (quando il tuo vero regalo lo stai utilizzando da qualche giorno), ma soprattutto di un allontanamento temporaneo dagli impegni lavorativi. Forse non apprezzo più questa festività a causa del mio umore o forse è proprio un fatto legato all’età e con la perdita di aura magica tipica dell’infanzia. Ad ogni modo anche quest’anno il Natale è passato, archiviato, tutto somato tranquillamente.

Buona giornata a me.

Riempio questa nuova pagina

Sono giorni freddi e umidi e piove ormai da quarantotto ore. Le mie ossa, ma soprattutto la mia gola, lo hanno capito. Notte di tosse e poco sonno, quindi questa mattina me ne sto al caldo, in studio, scrivendo e ascoltando musica. Dopo la colazione ho deciso di estraniarmi dal consesso civile: niente cucina, niente spesa del Sabato. Inoltre devo avere qualche linea di febbre perchè, a tratti, mi sento particolarmente accaldato: via il maglione, rimetti il maglione, torna a togliere il maglione. Arriva anche un po’ di mal di testa, cosa assai rara per me (devo stare proprio male!). L’umore però non è triste o malinconico e mentalmente mi sento bene. Non ho strani pensieri che attraversano la mente e quindi riesco a scrivere con facilità e a rilassarmi facendolo. Proseguo così il mio progetto journaling e riempio questa nuova pagina.

Buona giornata a me.

Incontro con psicologa

Ancora una volta mi frulla in testa una domanda: cosa dirò e racconterò alla psicologa che segue AR? E, dopo ore che la domanda è tornata a me più e più volte, ho pensato che sarà meglio attenermi alle domande proposte o comunque a come verrà condotto l’incontro da parte della psicologa. Non so se mi verranno poste domande dirette e specifiche, penso che sarà impostato un colloquio-discorso: probabilmente mi verrà proposto di di procedere liberamente con tutto quello che ho dentro e che ho pensato in questi anni, probabilmente rivivendo alcuni momenti significativi del nostro vivere insieme. Non credo possa essere utile fornire mie interpretazioni, magari per nulla corrette oltre che personali. Desidero che le difficoltà ed i problemi vengano superati, ma senza questo passi per forza attraverso l’accoglienza di una mia visione. Quale sia il risultato finale del rapporto con AR, vorrei per lei una prosecuzione serena.

Buona giornata a me.

Come vivere

Penso spesso al mio modo di vivere il tempo, a cosa accogliere e che cosa rifiutare. Vorrei mantenere la parte di me che spinge verso la modernità, avendone ben presente gli aspetti positivi e quelli negativi. Allo stesso tempo vorrei poter mantenere e, in qualche caso, recuperare esperienze e modi del “fare” antico, mantenerne i valori, ma sopratutto recuperarne la lentezza: desidererei avere più tempo. Mi piacerebbe riuscire ad integrare queste due aspirazioni, espandendo sensazioni, emozioni e pensieri, per costruirmi un un futuro migliore.Intorno a me percepisco molto disagio e, con questo, paura, egoismo e solitudine. Una società che oggi mi sembra popolata da disadattati, con vite che mi paiono già concluse, aride e senza speranza. Una società che si mostra a me chiusa, desolata, piena di conformismo e depressione. Cerco di superare tutto questo e di non esserne travolto. Ed è per questo che mi tengo aggiornato, che leggo, studio e ascolto. Cerco ogni giorno la mia via, anche se tutto questo condiziona il consumo di molte energie fisiche e psicologiche.

Buona giornata a me.

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