Pensiero

Mette il nervoso

“[tweet] Parlare con certa gente ormai mi mette solo il nervoso [18/04/15, 14:47]”.

In effetti parlare con la gente il più delle volte “mette il nervoso”: ho la netta impressione di non essere ascoltato, non tanto dalle orecchie, quanto dalla mente dell’interlocutore. E appena termina il tuo turno (come nel Gioco dell’Oca) ne ho la conferma perché costui prende a parlare di tutt’altro. Questa sensazione é ormai pervasiva e finisco con l’affidare i miei pensieri al mio blog-soliloquio. Scommetto che, fuori da questo post, qualcuno molto lontano condivida il mio pensiero: ma è molto lontano. Per quante condivisioni di merda esistano sui social networks, non ne esistono che minime nella vita reale, in genere familiari (qui gioco facile). Nei social media lo scopo, secondo me, è apparire fenomenali con pseudo-aforismi, mini-massime, giochi di parole e con le parole. Utilizzando dei tweet lascio brevi soliloqui che spesso si perdono in maree di retweet, come bottiglie-messaggio che dalla mia isola portano una richiesta di aiuto, richiesta che sarà letta con me cadavere da parecchio. Tornando al parlare con la gente, cerco di mantenere un livello colloquiale formale, utile alla pratica del vivere. Il mio intimo lo tengo per me e per i momenti dove scrivo il blog. Leggo cento volte i post, li modifico più volte, anche dopo giorni. Successivamente li rileggo come fossero lapidi di un cimitero militare, da lontano tutti uguali, ma da vicino con una loro storia unica, per contenuto, per genesi. I miei post non mi innervosiscono, spesso mi intristiscono come quelle piccole lapidi.

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