Società

Sembra proprio folle una “decrescita felice”?

Viviamo soffocati da paure create ad arte o comunque sfruttate ad arte; così soffocati da non poter più ragionare, impauriti dal fatto di non trovare soluzioni a problemi che paiono enormi, oltre la nostra capacità intellettiva. La cosa più semplice è quindi demandare ad altri, ma attenzione perché, in genere, finiamo per delegare ai più furbi e disonesti. Mi chiedo poi se abbia senso vivere per pagare mutui, canoni di locazione, prestiti, bollette, abbonamenti, sopportare prezzi gonfiati anche su generi di prima necessità. Mi chiedo se, siamo soddisfatti da quello che abbiamo o utilizziamo. Mi chiedo infine se siamo contenti di passare tutte quelle ore a lavorare? In più mi viene da riflettere che, con una società così anziana, la paura fa ancora più paura: perdere diritti acquisiti non sia mai (peccato che nel caso di un certo tipo di pensioni, questo voglia dire generazioni future in estrema difficoltà); votare chi ha esperienza ed età (peccato che questi siano i peggiori, proprio per dimostrata disonestà, quantomeno intellettuale, e perché per niente al passo coi tempi); il problema sono le nuove generazioni: “se il mondo è così è di certo colpa loro”, “non hanno valori” (peccato che questi giovani sono stati formati o, meglio, non formati da loro con il disimpegno, il disinteresse, la delega, la superficialità, ed una buona dose di disonestà e vizio).

Non è arrivato il momento di capire che per superare questi tempi è necessario ridurre le aspettative e vivere più in linea con le nostre effettive possibilità? 

Mi fermo spesso a considerare che sia tempo di tornare alla semplicità pur rimanendo connessi alla modernità ed al presente. Sfruttare la tecnologia per vivere meglio. Penso sempre più spesso al Tiny House Movement, che si sta sviluppando nel mondo anglosassone a partire propri dagli stati Uniti d’America. E’ il paradigma di riferimento del concetto decrescita+tencnologia: concetti di riciclo spinto, di energia sostenibile, di impatto a costo-zero per l’ambiente, di sfruttamento responsabile della terra sia come spazi sottratti alla cementificazione che come allocazione per coltivazione ed allevamento, a mero fine di sostentamento del nucleo familiare, il concetto di autoproduzione. Un mondo da esplorare e sviluppare anche da noi, io credo.

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