Società

Io su Facebook

Ho reso minimale la mia presenza su Facebook. Forse lo userò come vetrina quando troverò il coraggio di affrontare il mondo con questo blog, quando vincerò la timidezza. Facebook mi ha permesso di seguire discretamente i miei ragazzi e, almeno nelle intenzioni iniziali, di tenermi al passo con loro e le loro novità. I social media stanno acquisendo posizioni su posizioni anche come fonte d’informazione, interfaccia commerciale di promozione delle aziende, vetrina per tante iniziative benefiche o semplicemente per chi resta ai margini dell’informazione (gruppi con problematiche legate ad un handicap ad esempio). Purtroppo ho la netta impressione che le mission più positive vengano sommerse da una marea di post stupidi, inutili, quando addirittura inopportuni ed inapropriati. Con un livello di privacy adeguata si riesce a scremare molto, ma se la tua cerchia è superficiale finisci con l’essere sommerso da “spazzatura”. Ecco perché mi sono spostato a Twitter, dove scelgo chi seguire, senza che sia necessario o automatico essere seguito a mia volta. Posso quindi creare la mia “finestra” informativa con infinite possibilità. E quando un canale diventa sterile, arido, inutile posso sempre chiuderlo. Con un newsfeeder (tipo Flipboard) posso arrivare a confezionarmi un giornale (e questa non é una finezza). Lentamente sto affinando la conoscenza del mezzo e devo dire che non ho solo accesso alla notizia (ma non parlo solo di notizie in senso stretto), ma lo posso fare in tempo reale e da più fonti: la sera del golpe (o dovremmo dire golpe-farsa) grazie a Periscope (e quindi con il mio account twitter) ho potuto chattare con ragazzi a poche centinaia di metri dai carroarmati sul ponte sul Bosforo e sentire il fischio degli spari, nell’attimo che il mio interlocutore si metteva al riparo dietro un furgoncino. E’ vero che siamo sempre più tracciabili, profilabili e credo che questo possa fare parte del gioco, ma cerco di trarre il massimo dalla marea di informazioni che il web fornisce anche a me.

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