Racconto

A Milano

Alle 5:30 la sveglia, devo recarmi a Milano e ho deciso di muovermi, dal mio paese in Lomellina, con i mezzi pubblici. Dopo l’esperienza del viaggio in treno di qualche giorno fa ho pensato a questo bis. Questa volta autostradale e metro. Sono partito con le prime timide luci dell’alba mentre il paese si sta svegliando: qualche lenta macchina e qualche viaggiatore che, come me, si avvicina alla fermata dell’autobus. E’ in perfetto orario, salgo, mi accomodo e comincio questo post. Osservo dal finestrino i campi con quel metro di nebbia-ovatta che li ricopre, solo i campi. Intorno casolari ancora dormienti con flebili luci che immagino animate da semplici colazioni. Dopo aver attraversato un paio di paesi, con la salita a bordo di altri compagni di viaggio, ecco il tratto in autostrada con il traffico di chi si avvicina alla metropoli: auto e camions che sfrecciano per rispettare i frenetici ritmi quotidiani. Mi piace osservare distaccato (solo oggi però) questa frenesia, assaporare il gusto di un viaggio dove non sono obbligato a guardare la striscia d’asfalto che abitualmente divoro.

Sono in città, metropolitana, dove lo smartphone è in pieno 4G, segno di tecnologia e di immersione nei rapidi ritmi cittadini. Molti, come sto facendo io, armeggiano uno smartphone, scrivendo, leggendo o ascoltando musica. Tanti, a piccoli gruppi, chiacchierano. L’altoparlante elenca fermate con dovizia di informazioni sui punti cittadini d’interesse, tanto in italiano, quanto in inglese. Modernità. Conosco bene questa tratta che mi riporta ai tempi dell’Università.

Troppo rapido, manca più di un ora al mio appuntamento. Una signora parla al telefono in un idioma incomprensibile: segno dei tempi e della metropoli. Mi distoglie per qualche attimo dai miei pensieri e da questa scrittura. Ancora una volta la metro frena e sono già al cambio. Vago un po’ spaesato fra la folla cercando la mia strada e la direzione per affrontare la seconda tratta in metro: ecco M5 (ai miei tempi erano solo due e la M2 era nuovissima! Ecco qui un’occasione per ricordare la mia senescenza!), giù per due altri livelli nel sottosuolo. Tratta modernissima con un megaschermo che, per niente discreto, proietta pubblicità a grandi flash (ma non percepisco suoni). Arriva il treno e via per un’ultimo breve tratto. Arrivato.

Sono nuovamente in superficie e mi si presenta uno dei tanti mercati milanesi con i banchi in frenetico allestimento. Al centro della piazza uno dei pochi mercati rionali sopravvissuti alla conversione in sala bingo o centro scommesse. L’atmosfera è quella della  Milano della mia adolescenza. Solo la presenza di molti banchi gestiti da stranieri mi ricorda questi tempi di globalizzazione. Mi merito la colazione. Mi siedo ad un tavolino e mi godo l’atmosfera: frenesia d’allestimento all’esterno, chiacchiere e cocciare di tazze, tazzine e piattini all’interno. Ma sono in osceno anticipo.

Odio essere in ritardo, ma oggi ho esagerato. In verità temevo i tempi della tratta autostradale. Ora però me la devo far passare: il post mi ha accompagnato fin qui, mi sento ispirato e questo stacco dalla routine lavorativa settimanale mi fa molto piacere, linfa vitale per il cervello. Detto fra me e me questo Agosto è stato proprio impegnativo e ogni stacco è gradito oltre che utile proprio per la concentrazione sul lavoro. Adesso due passi fra i banchi..

Alle 10:40 l’appuntamento è terminato ed è stato pesante. Lo spirito è decisamente un altro. La strada a ritroso è come sempre più rapida: conosco il tragitto senza incertezze e quindi in un attimo sono alla stazione dei bus su una panchina ad aspettare. Penso a come sono piccolo e limitato, a come un imprevisto possa cambiare tutto e deteminare un futuro non programmato. In questi momenti trovo il senso del presente e di come debba essere vissuto, bevuto fino in fondo. Sono partito per documentare un viaggio ed ora sprofondo nuovamente nella filosofia e nella malinconia. Incorreggibile. Ma l’umore si è deteriorato.

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