Personale

Che tutto vada avanti… comunque

La mattina andare a lavoro é duro se la notte è stata poco riposata, con continui risvegli. Vedere le prime luci dell’alba é spettacolare, attraversando il ponte sul Ticino, ma continuo a  sentirmi agitato. Accendo la radio e sento solo notizie negative o faziosità mirate alla distruzione di un: perché purtroppo nel nostro Paese le notizie sono raramente libere da condizionamenti. Poi senti cose sconfortanti: il Papa accoglierebbe gay e transessuali, e non mi pare una cosa degna di nota dato che il rappresentante del Divino non dovrebbe discriminare per definizione. Poi Roma e le sue vicende politiche, le olimpiadi negate, le buche, i rifiuti, i trasporti. Infine i migranti. Parliamo seriamente di solidarietà ed altruismo, di servizio civile con politica al servizio di tutti e per la soluzione di problemi essenziali. Parliamo di accoglienza perché a nessuno piace lasciare il proprio paese alla ricerca della sopravvivenza. Non copriamo tutto con egoismi e tornaconti. Pensiamo sempre che tutte queste cose potrebbero toccare presto a noi. Vado a lavorare sempre con questo senso di tragedia, come se debba succedere chissà che cosa… e poi non succede. Mi porto dietro tutta la notte dei pensieri cupi. Anche quando ho appena concluso un fine settimana che mi sembrava tranquillo e sereno. Non ho proprio voglia di andare a lavorare eppure il lavoro, di per sé, mi piace, ma il problema é che non lo faccio più serenamente. In più mi sento sospeso, incompiuto. Non saprei a chi rivolgermi per un consiglio, dato che quasi sempre il consigliere finale sono proprio io. In famiglia con i figli ad esempio: li devo guidare, supportare e sopportare; devo ascoltare discorsi su cose ed argomenti che spesso non mi interessano, ma che per loro sono importanti ed a volte fondamentali. Devo ascoltare Lei con tutti i dolori, i malesseri. Alla fine c’è anche chi ti fa notare che sei cupo. Cerco di essere a volte espansivo, ma a dirla tutta, non é che ne ho proprio voglia. In più mi chiedo il perché di una vita così e che senso abbia oggi. E così mi rifugio in posts come questo. Incontro persone e di quello che ascolto non mi importa proprio nulla, lo sento ininfluente rispetto a quello che ho dentro, spesso neppure lo capisco: mi chiedo, comunque, se la colpa di tutto ciò non sia io. Ascolto solo monologhi che affermano un Io diverso da quello degli altri al solo scopo di affermarlo. Alla fine di giornate sempre uguali mi chiedo cosa resti di mio: i momenti di lettura e scrittura, la musica ed il mio basso, i miei sigari o la pipa? Questi momenti per non sentirmi morto dentro. Non parliamo poi delle rare volte che vado in posti affollati, ad esempio in un  grande magazzino come Domenica: un mal di testa ed una gran confusione mi assalgono e quando la visita termina mi sento svuotato e senza forze. Guardo le persone e vedo dei mostri che cercano, comprano e fanno le domande più idiote del mondo a dei commessi impreparati o peggio menefreghisti, mostri anch’essi. Mi chiedo come fare ad andare avanti.

Devo accettare che tutto vada avanti comunque e indipendentemente da me e da come mi sento.

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