Racconto

43 minuti in auto

Il blog evolve ancora una volta in pochi mesi: con il nuovo smartphone posso registrare i posts, anche guidando, come in questo caso. La sera con calma ho il tempo di rivederli ed elaborarli. Posso quindi “chiaccherare” mentre mi sposto, mentre torno a casa o vado a lavorare. Non c’é più coda che mi possa esasperare: io “produco” comunque se ne ho voglia o bisogno. Ottimizzo. Tutto ciò mi permette di non perdere l’attimo ispirato.

Sono le 18:00, ora di punta per rincasare dopo la giornata lavorativa ed alcuni acquisti in un grande magazzino per attività di bricolage. Come spesso accade nel milanese, sono in coda dato che in un attimo le strade si intasano di macchine. Questa sera, anzichè ascoltare musica raccolgo spunti per il blog. Mi rendo conto che in una settimana trascorro alcune ore in macchina. Siamo all’inizio di una serata ventosa e gli alberi sono scossi, comincia a fare anche un po’ freddo e questo vento non assomiglia minimamente alla brezza tiepida di qualche sera fa. Il sole fa capolino fra un gruppo di nuvole ed un altro. L’atmosfera di questo momento mi dà proprio la sensazione di un Autunno pienamente cominciato.

Oggi, dopo la giornata di lavoro, mi sento stanco ed affaticato, come ormai è la regola, tanto da apprezzare un rientro in auto a ritmi lenti, non frenetici, quasi rilassanti. Sono così stanco che vorrei smettere definitivamente questo lavoro e magari cercarne uno profondamente diverso. Ma sono tempi “bastardi” e non è possibile farlo. Cerco quindi valvole di sfogo. Mi chiedo se questa considerazione sia vera o semplicemente figlia della paura, paura del cambiamento, paura di perdere anche quei pochi sprazzi di tranquillità che, sempre più rari, sono ancora presenti nella mia vita.

Il tempo e le situazioni sembrano non cambiare mai: eppure é stata una settimana “concitata” fra lavoro ed impegni legali.

I ragazzi sono sereni e hanno cominciato ultimo anno di superiori e università. Anche Lei tutto sommato pare più tranquilla.

Ogni tanto devo sospendere la registrazione del post per seguire la strada ed il traffico quando si fa più intenso e devo destreggiarmi con cambi di corsia e frenate. Mi rendo conto di come tutto sia automatico.

Riprende il flusso delle idee, la voce lenta detta e racconta: questa sera avrò più argomenti da rielaborare, spunti da approfondire e magari qualche “elemento” da inserire in “Settimanale”.

Mi viene all’improvviso alla mente una operatrice tirocinante presso il mio reparto, con cui ho scambiato qualche parola, piacevole presenza, ma dentro me non ho tratto che questa considerazione: che senso avrebbe conoscerla meglio? Mi ha colpito la considerazione “nessun senso”. Come non ha per me non ha più senso utilizzare facebook. Non ha più un senso ricercare nuovi contatti o situazioni, non ha più senso leggere posts e condivisioni “vuote” su quel social media. Mi chiedo perchè correlo queste due esperienze? Mi sento così lontano e ritirato.

Mentre riascolto la versione registrata del post mi rendo conto di come sembro “rallentato”. E’ vero che sto guidando e che quindi l’attenzione è quasi tutta dedicata a questo, ma mi faccio paura da solo! Sembro veramente un depresso (e magari lo sono). Noto però che da quando ho ripreso a scrivere con regolarità stanno scomparendo le anomie tipiche della mia versione di “Papà Po-Po”. Mi si stanno riattivando le “sinapsi perdute”.

 

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