Racconto

Un altro post in viaggio

E’ mattina e sono in coda per andare a lavorare. Martedì è stata una giornata dura con una guardia di quelle che non provavo da qualche mese; ho finito all’ultimo momento tutte le mie attività! Una volta queste cose non mi avrebbero quasi toccato, ma è evidente che questo è il segno dei tempi, segno della mia senilità. Il giorno dopo però mi sono reso conto di essere contento del mio modo di lavorare, ma anche di essere sempre sul chi va là. Questa attenzione, impegnativa e stressante, forse risulterà positiva se mi metterà al riparo da alcune questioni di tipo medico legale. A casa le cose hanno preso il verso di una calma piatta: tornando a casa tardi c’è poco contatto. Ieri é stato un pomeriggio all’insegna del relax con il camino acceso. Le giornate sono ormai fredde ma soprattutto le nottate tanto da dover aggiungere una coperta in più al ritorno, tremante, dal bagno. Anche questa è stata una mattina tranquilla, cominciata con una bella torta ricca di cioccolato con un buon retrogusto dato dal cocco. Un dolce inizio che spero sia foriero di una giornata serena. La strada come al solito è abbastanza trafficata, anche se oggi le code sono poche e brevi. E’ ancora buio e quindi le prime luci sono quelle dei fari di altre macchine, di qualche lampione lungo i lati della strada e dei catarifrangenti a lato strada: rossi a destra e bianchi a sinistra. Ho già ascoltato la mia rubrica giornalistica mattutina ed il primo radiogiornale: niente di nuovo, le solite notizie e le solite considerazioni. Tutte le notizie  le ho già lette sul web, anche quelle che i nostri giornali non riportano.

Su twitter seguo Kenneth Roth (@KenRoth), Executive Director di  Human Rights Watch, che riporta aggiornamenti su vicende che riguardano i diritti umani calpestati in giro per il mondo. Di particolare interesse i post sull’assedio di Aleppo: una tragedia che sta travolgendo una città famosa per un buonissimo sapone prodotto fin dalla notte dei tempi. Il terzo millennio non ha cancellato i problemi che da secoli affliggono il mondo, anzi proprio con l’inizio di questo millennio mi pare si sia riaccesa la fiamma che ha devastato il Medioevo: abbiamo nuove forme di “crociata”, Occidente contro fondamentalismi islamici. Ma non mi pare un problema di religioni, bensì di dominio e di rifiuto del dominio. A mio parere trovo legittimo il rifiuto che però andrebbe coltivato civilmente come lo coltivò Gandhi. Il terzo millennio porta con sé molta innovazione tecnologica anche nel quotidiano ma lascia irrisolti anzi acuisce i grandi temi come la Giustizia, l’Eguaglianza, l’Autodeterminazione dei popoli. Questa globalizzazione sta portando avanti i suoi ed i nostri lati peggiori. Le paure e la “reazione” come in questa Europa malata e vecchia: reazionaria nonostante i falsi proclami di modernità e progresso. Anche io vivo nella paura ma non posso permettere che il mio ed il nostro mondo torni indietro; i miei figli stanno andando avanti a tutta forza, stanno cercando di formarsi un futuro con la scuola e io sono qui per aiutarli nel loro progredire e non ad ostacolarli con simili mentalità. Se le cose non cambiano i loro sforzi saranno il doppio di quelli che ho dovuto fare io, che già sono stati di più di quelli della generazione che mi ha preceduto.

Globalizzare non dovrebbe significare “schiavizzare”,  rendere le persone dipendenti dai soldi. Dovrebbe voler dire nuove occasioni e spazi di crescita. Occasioni per lavorare meglio, per pensare ha un modo di vivere più sereno. Non bisognerebbe svegliarsi un giorno e rendersi conto che la vita é al suo termine e quello che è stato fatto è solo tanto lavoro. Ma peggio ancora accorgersi che quel lavoro, almeno negli ultimi anni, non è quello che desidera. Andrei oltre: sarebbe giusto poter cambiare il lavoro quando non ce la fai più; poter scegliere anche di fare un lavoro “in decrescita” magari anche guadagnando meno, ma farlo senza la paura di perdere completamente potere di acquisto. Se sei insoddisfatto o esaurito per quel lavoro, dove hai dato tutto, è meglio che il tuo posto venga occupato da chi è giovane e motivato e che tu possa dare nuovamente il massimo con entusiasmo e voglia di fare con una nuova occupazione. A me non dispiacerebbe affatto poter fare qualcosa di diverso anche con stipendio minore per godere di un nuovo slancio vitale che mi porti in vecchiaia alla pensione con ancora energia e grinta. Andrebbe riconsiderato il mondo del lavoro anche da questo punto di vista per salvaguardare veramente la qualità di un lavoro in mano a persone motivate. Al momento del pensionamento avremmo probabilmente meno malattie per esaurimento fisico, mentale o psicologico. Devo dire che il tema del lavoro e di come si lavora è un tema interessante e quanto mai attuale proprio adesso che scarseggia: è giusto parlare anche di qualità del lavoro con meno ore di lavoro ma più lavoro per tutti; salari che siano dignitosi ma che non per questo debbano essere di chissà quale levatura economica. Bisognerebbe lavorare su più fronti: contenimento dei prezzi e contenimento dei salari eccessivi; ridurre anche il monte ore lavorativo per dare accesso a più persone ad una stessa mansione Ci vorrebbe un cambio di mentalità. Ma se le dinamiche dei prezzi e soprattutto la dinamica delle tasse rimarrà questa, non potrà esserci un vero cambiamento.

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