Racconto

Una giornata

Queste fredde mattine mi mettono in difficoltà, faccio fatica ad avviarmi come un ingranaggio ghiacciato. In più lo stato psicologico tende a farmi chiudere in me stesso, rallentato e assorto nei miei pensieri. Lavorare non mi pesa, una volta che mi sono riavviato, lo faccio quasi di slancio, anche se questo fine settimana sarà comunque di lavoro. Mi guardo intorno e vedo la gente, anche a lavoro, come fosse, non solo estranea, ma anche lontana: le parole rivoltemi giungono ovattate come giungessero da un tenebro tunnel. Sono molto concentrato ma anche poco recettivo. Anche a casa passo gran parte del mio tempo da solo con i miei pensieri e con le mie cose. Se vengo richiamato dal mio isolamento provo un senso di fastidio e piano piano cerco di non demandare. Oggi, come ieri, ho un impegno pomeridiano che altera la mia routine: spero finisca presto e che non porti con sé ulteriore stress. L’aspetto positivo é il viaggio in metropolitana: come forse già descritto in un post precedente, mi piace questo tipo di viaggi, questa immersione fra sconosciuti e soprattutto fra idiomi a me ignoti. Un kebab in avvicinamento all’impegno perché gli zuccheri possono sempre essere utili e perché solitamente mi mette di buon umore (e oggi è proprio buono).

Incontro terminato, tutto normale nel delirio delle questioni legali che non capisco. Tuttavia voglio prendere l’esperienza, seppur brutta, come momento di crescita. Certo é duro e costoso, ma credo che con la mia forza riuscirò a superare anche questo.

Mi sembra di essere più nel mondo, a contatto con la sua realtà e meno “ovattato”.

Questa sera spero di riuscire a godermi serenamente la famiglia e le mie attività “ludiche”. Ho bisogno di spegnere un po’ la mente.

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