Personale

Dà più soddisfazione parlare con un cactus

@ Sempre più spesso dà più soddisfazione parlare con un cactus.

Ho sempre più la netta impressione che quando parlo, argomento, racconto, il mio interlocutore non mi stia ascoltando. Probabilmente non sono per niente interessante o semplicemente banale o scontato. In verità, ultimamente, é piú facile io sia poco comprensibile per un disturbo dell’eloquio (del tipo “papà po-po”. Quindi trovo sempre più normale scrivere in questo mio blog. Sempre più naturale passare da un sigaro all’altro mentre passeggio sulla tastiera. Leggo, scrivo, ascolto musica e la mente viaggia altrove. Trovo sollievo nel depositare i pensieri, vederli comparire a video. Lo trovo rassicurante. Spesso le serate scorrono davanti allo schermo di questo mio portatile. Letture, studio, qualche esercizio col mio basso elettrico e tante lettere, vocali e consonanti, che scorrono leggere sul bianco di questo foglio virtuale. E mentre scrivo ho dei ritorni mentali: le vicende quotidiane, i ricordi, qualche sogno, tanti pensieri tristi. Ma sono attimi solitari che, tutto sommato, mi danno il senso di una vita comunque interessata. Forse io non sono molto interessante per gli altro, magari pure nelle mure domestiche. Siamo in pieno pomeriggio domenicale, ma stranamente oggi non provo il senso di tragedia domenicale: forse perchè in questo fine settimana ho lavorato regolarmente. Forse troppo riposo non mi fa bene, forse mi basta il pomeriggio (quando è libero da impegni familiari) o la sera: magari questi spazi solo miei sono il vero relax, tanto più che non ho mai capito la questione del “dolce far niente”. E così, dopo aver concluso questo post mi dedicherò ad un po’ di cucina. Ecco il contatto con chi mi sta vicino, non deve ascoltarmi ma semplicemente assaporare: forse è questa la mia dimensione comunicativa?

 

 

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