Racconto

Tredici giorni consecutivi

Finalmente terminata la “tirata”: tredici giorni sempre al lavoro, tutte le mattina levata verso le sei, colazione, macchina, reparto. Qualsiasi umore, qualsiasi condizione mentale o fisica. Eccomi. Niente di speciale, come altri miei colleghi. Tredici giorni consecutivi concentrato per il bene altrui, per chi senza fermarsi a pensarlo, dipende molto da mie scelte. Affascinante ma veramente impegnativo, per chi ci crede. Ormai mi pare anche normale e per niente speciale. Quando mi fermo e ci rifletto tutto appare per niente scontato. Come faccio? (Anzi, come facciamo?). Sacrificio e passione? Chissà come ci vivono gli altri, veramente. Mi fermo un attimo a pensarci nell’ultima ora del pomeriggio, quando la luce comincia ad affievolire e si tinge del rosso crepuscolare. Quando la temperatura in giardino volge al rigore e sta per costringermi ad rientrare in casa. Un ultimo sigaro e un pò di nu-jazz. Come sempre il post finisce per “derivare” ed accogliere sensazioni più che concetti. Mi escono lettere naturali ed abbandono le considerazioni di partenza e dalle considerazione sull’impegno lavorativo eccomi qui a parlare della dolcezza di un fine-pomeriggio ottembrino. La mente vaga, quando la ragione non la tiene concentrata ed ancorata al quotidiano, al contingente. La aiuta lo scorrere delle note che riempiono anche il giardino oltre che la mente. Scrivo come se stessi suonando. Le parole scorrono e riempiono ogni spazio, coprendo lo strazio dei cupi pensieri. Seguono il ritmo, musicali e leggere. “Cool”. E’ così che mi piace bloggare: fuori le lettere libere. Cielo limpido e orizzonte rosso di sole appena calato, una sensazione di pace che non provavo da qualche giorno. Non che i problemi si siano dissolti, ma ora sono sopraffatti da questa atmosfera. Bello l’autunno inoltrato quando c’è sole e tepore! Volute di fumo dalla bocca e profumo maschio di sigaro, come dalle pagine di un libro. Un momento mio, come tutti quelli che passo ha scrivere. Scarico mente, tensione emotiva e nervosa. Un post a chiudere i tredici giorni consecutivi.

Consigliato leggere il post ascoltando “Stronzo” di Gegè Telesforo

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