Racconto

Confusione metropolitana a colpi di vita

Sono stato a Milano ed ho goduto delle sensazioni che ne fanno la mia città: ricordi di infanzia ed adolescenza, i primi “giri” e le compere natalizie. Preferisco vivere lontano dalla metropoli, ma credo mi troverei bene anche nella mia città. Mentre camminavo in zona San Babila ho osservato i palazzi in stile liberty o quelli del ventennio, alcune palazzine più moderne, ma soprattutto gli spazi interni grazie a finestre illuminate: la maggior parte arredi d’ufficio, studi di professionisti o società di capitale, ma anche qualche raro appartamento dove si intravedono arredamenti moderni, costosi e raffinati. La Milano bene, la Milano lontana dalle mie periferie e dal mio hinterland, un alternarsi di profumi e “puzze”, lo scorrere delle persone frenetiche nei loro affari e nelle loro compere, tanti mendicanti, homeless sotto i colonnati del ventennio, in mezzo alla gente ed al gelo, le modelle sorridenti fra loro, una ragazza con amici che porta la ghirlanda di una freschissima laurea, le minigonne di qualche latinas, i cappelli e le zazzere dei ragazzi, vecchie signore, professionisti, motorini e biciclette, tante macchine, ferme ai semafori pronte a scattare verso chissà quale meta. E suoni di clackson, grida di richiamo, sferragliare di tram, accelerate progressive di autobus e frenate fischianti, i semafori sonori per disabili, pony-express dappertutto, negozi di abbigliamento, banche, finanziarie, bars, portoni condominiali, aiuole spoglie invernali, fontane spente, biciclette comunali in lunghe file, file di taxi, fast-foods, bancarelle, polizia e ambulanze, accessi alla metro. Confusione metropolitana a colpi di vita. Poi sotterranei della metro, varia umanità e disumanità, smartphones, idiomi sconosciuti, le strisce di neon fermata dopo fermata, annunci, salita e discesa di passeggeri, la mia stazione, il recupero dell’auto, le macchinette per pagare il parcheggio, la nebbia, il traffico ed il ritorno a casa.

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