Personale

Cinquanta sfumature di tristezza

Questo periodo è uno fra quelli più sospesi, scuri e malinconici che ho passato. Percepisco nettamente tutti i problemi irrisolti e forse mai seriamente affrontati. Sento attorno a me falsità, raccontate per rendere ancora più complicato il capire ed il decidere. Mi sento spinto a non capire, forse, per non arrivare ad alzare l’angolo di quel tappeto che nasconde tutto il pattume. Quel pattume che nessuno si cura di buttare. Forse lo produco anche io ma almeno io quell’angolo lo alzo, guardo ed analizzo tutto quel pattume, anche se ancora non so come e dove buttarlo.  Sono numerosi i miei posts che descrivono, più o meno chiaramente, questo stato: spesso finisco per chiedermi se sono io depresso per fatti miei o per quello che ascolto e vedo intorno a me e che non riesco a modificare. Non riesco a parlarne se non in questi posts e trovo parziale sollievo nel depositar pensieri. Le giornate scorrono veloci in settimana perché gli impegni sono numerosi e non intendo ritirarmi da tutti questi. E’ il fine settimana con la maledetta Domenica pomeriggio che lascia spazio ai pensieri più malinconici: è vero, mi sento molto solo, nonostante le apparenze. In più l’amico dell’era glaciale è disperso sul pack della sua nuova vita (piena di problemi molto pratici in verità) e mi bombarda di minchiate a sfondo sessuale su whatsapp. Queste circostanze mi rendono praticamente impossibile convocarlo per una chiacchierata fiume. Poi ci sono le donne interrotte che lo sono ormai, credo, per sempre. Ascolto la radio o un podcast mentre ritorno a casa, cercando di mantenermi al passo, aggiornato sull’attualità,  facendomi un’opinione personale, verifico su internet notizie e commenti. Ma mi chiedo cosa serva dato che tutto è più grande di me: ma non mollo. Ho l’impressione che mi piaccia crogiolarmi in questo tepore malinconico ma non mi pare che possa essere un problema: basta non leggermi.

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