Pensiero

Bullet Journal

Navigando di blog in blog mi sono imbattuto in più blog con post dedicati alle idee per scrivere e compilare il proprio Bullet Journal. Ho scoperto così che un tale Ryder Carroll, digital product designer, è l’ideatore del Bullet Journal, un sistema di organizzazione personale molto utilizzato e personalizzato. Basta un quaderno ed una penna, i propri impegni e tutto ciò che si vuole ricordare, organizzare, monitorare e tanta fantasia. E’ un progetto comparso online nel 2013 con sito ed un crowdfunding su Kickstarter, ha un fiorente merchandising diretto e derivato e molti posts esplicativi, gruppi FB e tutoriarls su YouTube, in particolare centinaia, se non migliaia di Bullet Jouurnal Flip Through. Mi colpisce che communque la tenuta di un BuJo (abbreviazione ufficiale) sia appannaggio quasi esclusivo di donne; sinceramente non ho trovato ancora un flip through, un BuJo Hacks a cura di uomini. Perchè? Trovo molto affascinante l’uso del BuJo per l’estrema personalizzazione del sistema e per la infinita possibilità grafica che dipende unicamente dalla originalità e capacità di chi lo compila. Intuisco inoltre la possibilità di ottenere un controllo ottimale di impegni e scadenze che si possono integrare perfettamente con il nostro personalissimo storyboard. Voglio provare a creare e tenerne uno, nonostante la mia naturale propensione per la tecnologia spinta: credo possa tenere in esercizio parte delle mie capacità neurologiche oggi sacrificate da un approccio tecnologico invasivo, che non rinnego e non abbandono, ma che voglio rendere integrato con il progetto analogico. Dove arriverò?

[14/03/2017] Fin dai primi momenti mi sono reso conto di come lo scrivere con penna su carta sia molto piacevole: riporta a tempi pre-tecnologici quando sono alcuni “eletti” erano in possesso di personal computer. Ricordo gli appunti cartacei all’università, gli schemi e i disegni. Un vero tuffo nel passato. La veste grafica e l’ottimizzazione del design è il contenuto che rende accattivante questo esperimento. La pratica vera e propria ha subito, rapidamente, il fascino delle cose fine a sè stesse. Avendo io impegni ben strutturati a cadenze fisse, mi viene naturale usare il bullet Journal come memento, ma per questo ho già un google-calendar molto ben organizzato e di rapido accesso da smartphone. Mi rimangono quattro ricorrenze, uno scadenziario per i pagamenti e una scarna to-do list. Mi è venuto così l’istinto di compilare inutili trackers, che nulla aggiungono alla mia quotidianità. Il vero sforzo è quello di riempire il Bullet Journal senza inutili ridondanze. Trackers inutili portano via solo tempo. A questo punto mi chiedo già se proseguire.

[20/03/2017] L’esperimento è prematuramente concluso. Il BuJo tende a diventare un’attività superflua, soprattutto quando gli impegni sono molto ripetitivi, imbrigliati in una immutabile realtà lavorativa quotidiana. Se a questo si aggiunge l’assenza di vena artistica, con relativo spunto fantasioso, si finisce per avere una agenda cartacea ormai obsoleta e sostituita da più validi supporti digitali. Per farla breve ho la netta sensazione che, almeno per me sia solo una perdita di tempo.

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