Racconto

Per fortuna ho un toscanello

La premessa è che ho riscritto questo post almeno dieci volte e forse ancora non descrive pienamente le mie sensazioni. Alla fine  ho deciso per questa versione.

Oggi mi sono ricordato del perché non voglio frequentare altri colleghi al di fuori del mio posto di lavoro. Questa sera a cena, i miei colleghi di “sventura” congressuale, hanno noiosamente ripercorso la giornata, elencato le relazioni che li hanno “emozionati” e ripercorso alcuni “tristi” aneddoti lavorativi. Supercritici hanno poi valutato i piatti che si sono susseguiti, manco dovessero recensirli per una rivista culinaria: come fossero fini intenditori si sono atteggiati, come in analoghe occasioni in passato. Li ho trovato vuoti. Non hanno saputo cogliere un’occasione di compagnia, di convivialità, di svago. Non hanno perso l’occasione di “darsi un tono”. Sicuramente sono lo strano: del resto si è trattato di una cena fra estranei, tanto che alla fine della serata ho trovato assolutamente normale non ricordarne i nomi.

Per fortuna ora ho con me questo toscanello che si consuma lentamente, sereno, mentre i passi mi riconducono all’hotel.

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