Società

La zanzara, gli haters e noi

Internet haters, quelli che odiano su internet, uomini e donne, che col favore dell’anonimato utilizzano sul web un linguaggio violento. Gli haters sono nella maggior parte dei casi semplici cittadini che tramite il linguaggio dell’odio sfogano la loro paura nei confronti del diverso. Le categorie più bersagliate dai messaggi offensivi sono le donne (63%), gli omosessuali (10,8%), i migranti (10%), i diversamente abili (6,4%) ed gli ebrei (2,2%).

Ascoltare “La zanzara” su Radio 24 vuol dire sempre più spesso ascoltare degli haters, spesso assolutamente “pre-digitali” che “verbalmente” seguono la stessa routine. E molto bene articolano il programma Giuseppe Cruciani e la “spalla” David Parenzo: mettono in pratica, a volte scambiandosi il ruolo (in genere a seconda del tipo di hater), lo schema tipico della filmografia poliziesca con il poliziotto “buono” e quello “cattivo”. Sono grandi provocatori riuscendo a caricare l’hater e spingendolo oltre il limite, spesso, della decenza: si rendono appositamente “odiosi” ed abbattono gli ultimi freni inibitori della ragione (quando ne possa esistere una). Alternano fatti di cronaca, di costume, giudiziari, politici (quelli che spesso si prestano a seri approfondimenti) a considerazioni più generali che toccano il profondo dell’emotività umana o arrivano a “mandare tutto in vacca” per considerazioni che cozzano con la “morale benpensante” (lo scrivo con accezione neutrale), ma che, in verità, toccano alcuni “nervi scoperti” del nostro essere veramente “aperti” mentalmente.
Trovo geniale “titillare” il nostro intimo parlando di “squirting” (andando a toccare l’intimità vera di una donna e del problema di accettazione completa della propria sessualità) o di “stimolazione anale” (ben sapendo quanto sia recettorialmente più sensibile la regione rispetto all’asta e quanto l’argomento sia un tabù culturale,  ma anche scientifico visto la assoluta ignoranza sulla presenza di un punto L maschile): fa emergere, se ancora ce ne fosse bisogno, tutta l’arretratezza culturale e l’ignoranza che affligge questa nostra società.
In questi giorni di “legittima difesa” e di “Rom” la trasmissione ha evidenziato ancora di più questa cruda realtà: una società chiusa e bigotta, per niente incline a tolleranza e solidarietà (niente male per un paese che continua a richiamare valori cattolici, anche se stantii). Impietosamente segnala l’ipocrisia e l’opportunismo politico, ma anche la nostra totale decadenza di donne e uomini, di genitori, di mogli e mariti che si abbarbicano a finiti luoghi comuni del pensiero.
Non ha nessuna importanza il vero “credo” dei due conduttori/giornalisti/professionisti (potrebbe essere anche l’opposto rispetto ai loro proclami), interessa solo quello che riescono ad “imbastire” per fornirci la vera essenza di quello che siamo e lascia all’ascoltatore la possibilità di ragionare una volta che l’argomento è stato denudato, spogliato di ogni “sovrastruttura”. Lo lascia all’intimo della nostra ragione e della nostra emotività (che deve essere assolutamente rieducata e riadattata a questo mondo, che si modifica così rapidamente), non richiede un intervento in diretta, chiede solo l’ascolto e la difficoltà di un approfondimento che porti, magari, ad una modifica delle nostre reazioni “stereotipate” o “inquadrate”.

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