Case Popolari, Racconto

Un pompino in cambio di un Toblerone

La mia adolescenza moderatamente inquieta è trascorsa in un blocco di caseggiati dell’Istituto Autonomo Case Popolari.
Un luogo protettivo dove i miei amichetti conobbero le droghe pesanti senza passare dal via.
Quel gruppo era la prova, solo allora vivente, che quelle leggere non sempre hanno la colpa di tutto
[…] Al campetto i tossici giocavano a pallone con noi ragazzini senza alcun timore di venire cacciati.
[…] Barbara […] Capelli biondi stratinti,
Rossetto da battona autoprodotta, naso tempestato di punti neri e quindici anni molto randagi.
[…] Barbara era un tormento ormonale irresistibile.
[…] Un pomeriggio passò sotto la mia finestra spalancata,
[…]Al mio timido saluto si illuminò e disse: “dammi qualcosa da mangiare.”
Varcò la soglia di casa mia circospetta, ma quando le presentai del pane e un pezzo di cioccolata ci si avventò grata e felice.
[…] Si accomodò sul letto senza nemmeno guardarmi,
E non credo ricordasse il mio nome ma pareva molto più serena ora che stava mangiando.
[…] Non mi ascoltava, ma poi disse:
Sei stato carino.
I miei amici grandi sono solo degli stronzi.
[…] Adesso, adesso ti faccio un pompino.
[…] Mi rendo conto molto in fretta che ci sono cose per cui non serve la licenza media
Dopo qualche minuto, veramente pochi, si alza, si pulisce le labbra, finisce l’ultimo pezzo di pane e se ne torna al campetto.
Un pompino in cambio di un Toblerone.
I condomini I.A.C.P. negli anni ’80 di una città filosovietica riservavano economie alternative molto convincenti
[…] Barbara non tornò mai più, preferì mantenere le sue abituali frequentazioni.
Morì di overdose dopo qualche anno passato sui viali d’Emilia
[…]

Cioccolato I.A.C.P. – Offlaga Disco Pax  

Molti aspetti della mia vita in una casa I.A.C.P., in un cortile di case popolari, almeno nei tempi adolescenziali, li ritrovo nelle liriche di questa canzone. Il tema della droga e delle sue conseguenze, dirette ed indirette, il senso di una adolescenza in pericolo e spesso deviata, il sentore di quell’atmosfera che ho vissuto personalmente e che riaffiora spesso, ancora oggi, nei miei ricordi. Segnato. La droga e la prostituzione per essa. Il tentativo di uscire dal mondo periferico (“scappava dalla sua frazione agricola per raggiungere un centro del mondo abbastanza ipotetico”) per diventare subito adulti, ma fragili nel passaggio… e vittime. La droga “pesante” era a quei tempi eroina nelle vene, scaldata e acidificata dal succo di limone… per sballi sempre più brevi. La morte frequentemente per overdose, con una “spada” ancora conficcata in una vena dura e asciutta. L’indifferenza adulta o meglio l’inadeguatezza dell’adulto che pensava bastasse allontanare il problema più che fornire allettanti alternative (“potete stare qui ma non spacciate ai nostri figli e non vi fate davanti a loro” – “non andò proprio così, ma almeno ci aveva provato”). E gli “amori” o le “dolcezze” che ci hanno segnato come colpiti dal fulmine e che lasciano struggenti ricordi… per sempre. “Anni molto randagi” anche per chi, come me, si teneva a distanza di sicurezza per non essere risucchiato, in un certo senso controcorrente, un pò isolato… un pò sfigato.

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