Case Popolari, Racconto

Morte “eccellente”

A 23 anni ci ha lasciato. La madre parlava di un brutto male. La fidanzata per sei mesi è rimasta angosciata. Non era il brutto male che voleva far intendere la madre.

Abbiamo passato le elementari assieme, abbiamo giocato in cortile e poi alle ville con amici e compagni di scuola comuni. L’adolescenza ha finito per dividerci. Le prime ragazze e le prime compagnie, la metropoli e le amicizie molto diverse. Non ero così carino e neppure così spigliato: al gioco della bottiglia truccavano la bottiglia per sbaciucchiarselo e più grande se lo disputavano. Immagino che nelle compagnie che frequentava fosse fra  più ascoltati e popolari; lo immagino perché io non le ho frequentate quelle compagnie, troppo lontane dal cortile IACP, troppo libere rispetto alla mia possibilità di libertà. Io ero libero di studiare e frequentare liceali, sparsi nei cinque o sei comuni attorno alla sede. Avanti e indietro casa-scuola, un po’ di oratorio (poco in verità perché mi annoiava). Anno dopo anno conquistavo la maturità e Lui assaporava l’eroina e brevi soggiorni in galera, per furto. Viveva solo per procacciarsi la roba, immagino. Voci dal cortile così raccontavano. Il segno della fine è passato attraverso l’allontanamento della storica fidanzata e i ricoveri per malattia.

Lei esiste ancora con marito ed una serena famigliola. Lui è six feet under ormai dal 1987 e io laureato.

Occasionalmente mi capitava di incontrare la madre che da allora porta il suo eterno lutto, rinsecchita, grigia di capello e con le vesti nere. La saluto e lei mi ferma ripetendo, dopo il saluto, la solita frase: “se avesse continuato a frequentarti ora sarebbe ancora qui”. Ho sempre scosso la testa, abbozzato un mezzo sorriso fra il benevolo ed il dispiaciuto per poi salutarla in modo assai rituale. La pantomima si è ripetuta per anni. Qualche anno fa l’ho interrotta esprimendo un concetto che mi ha sempre accompagnato sin dal primo di questi incontri. Mi sono completamente svuotato dicendole che suo figlio, dopo gli anni delle scuole dell’obbligo mi aveva sempre evitato, anzi schifato e deriso dato che non riuscivo ad uniformarmi ai suoi comportamenti. Era Lui che non mi voleva, non mi vedeva, non mi considerava e con Lui il suo entourage. E’ rimasta in silenzio, per niente sorpresa (lo sapeva bene perché mi conosce da sempre), mi ha salutato con affetto e da allora si limita a questo saluto affettuoso. Che io ricambio.

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