Case Popolari, Racconto

Giuda? No grazie!

Alle elementari e poi alle medie trascorrevo lunghi pomeriggi di gioco da una amico e compagno di scuola che viveva alle ville. Eravamo sempre soli perché i suoi genitori lavoravano. L’amico era pieno di giochi da tavolo e wargames, materiale affascinante per me.
Lui mi è sempre stato simpatico nonostante un carattere spigoloso, saccente e senza peli sulla lingua. Ma con me era un altro, giocavamo per ore ed ore senza un litigio o un dissapore.
A scuola stava antipatico ai più, soprattutto ai grandi delle case popolari, tipacci, ma non erano mai riusciti a picchiarlo perchè c’era sempre un adulto ad aspettarlo fuori dalla scuola al termine delle lezioni. Tutti sapevano che io ero il suo grande amico.
Lentamente però la nostra amicizia si incrinò proprio a causa di modi antipatici che cominciava ad evidenziare nei nostri momenti di gioco. Non so perché si comportasse così, al momento non lo capivo, ma ricordo che proprio in quel periodo i genitori cominciarono a vivere separati in casa, il padre confinato in mansarda, la madre nel resto della villa.
Lui finì per deteriorare ulteriormente i rapporti interpersonali stabiliti a scuola e sicuramente finì per pestare i piedi a qualcuno dei “tipacci”.
Un giorno fui bloccato da un paio di “tipacci”  che mi chiesero, con fare stranamente amichevole, di farlo uscire dalla sua villa quel pomeriggio. Trovai il progetto e la proposta assolutamente naturale: meritava una lezione. E io, Giuda, lo avrei reso possibile.
Una volta arrivato alla villa e guardato l’amico in volto ebbi subito coscienza della vigliaccata che stavo per commettere e del pestaggio conseguente che sarebbe stato parecchio pesante: del resto i “tipacci” da cortile li avevo già assaggiati. Approfittai di una sortita in bagno del mio amico per uscire in strada e comunicare al “branco” che non mi sarei prestato al gioco. Il rientro in villa fu velocissimo, proprio per riuscire ad evitare alcuni cazzotti rivolti proprio a me.
Fu un pomeriggio di assedio e paura, anche se nessuno si fidò ad entrare nella proprietà privata. Svelai e raccontai i loro progetti e la mia complicità iniziale. Riuscii a rientrare a casa incolume solo con l’arrivo di mia madre, scudo a qualsiasi “tipaccio”.
Tornai in villa sempre più raramente, nonostante l’apprezzamento ricevuto dall’amico, rendendomi conto che non era più quello di pochi mesi prima e di come la separazione dei suoi l’avesse reso ancora più “indigesto” ai più e a me.
Per quel che mi riguarda mi aspettavo la giusta razione di botte da parte dei “tipacci” già a scuola in mattinata o, prima o poi, in cortile. Invece no, nulla di tutto ciò: rientrai a scuola con il rispetto dei “tipacci” e del “cortile” perché, pur sapendo dei rischi che correvo, avevo saputo tirarmi indietro difendendo così un’amicizia… bene prezioso nel cortile.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *