Racconto

Vicinanza “social”

Da qualche giorno WhatsApp è entrato prepotentemente ed invasivo nella mia routine quotidiana (tanto da doverlo silenziare). Questo perché è stato creato un gruppo di “solidarietà”, di “vicinanza”, a seguito di uno di quei tragici ed imprevedibili eventi dove una patologia neurologica stravolge la vita del malcapitato e della sua cerchia familiare. In aggiunta questo caso viene a toccare la sensibilità di un amico e già compagno di liceo che ha sentito la necessità di questa “condivisione”. La frequentazione di un liceo (o comunque di una scuola media superiore) è un passaggio che spesso ci segna, con i ricordi e le emozioni di quel passaggio adolescenza-giovane età matura: questi finiscono per restare con noi, dentro noi, come sopiti sotto la cenere. Ho anche la sensazione che ci sia difficoltà a gestire l’evento medico, di gestire l’incognita di un futuro che di fatto si pensa cupo e negativo. Seppur particolare la scelta di un coinvolgimento “social” è segno dei tempi.  Ho accettato di partecipare, non sapendo se fosse corretto farlo. La condivisione in questo mondo socialmente così poco condiviso muove dalla necessità di vicinanza? Siamo così “distanti” emotivamente da ricercarla?  In questi giorni sono quindi riemersi ricordi di quando si era fisicamente “gomito a gomito”, un microcosmo di studio, relazioni umane e interpersonali, fra di noi, contro di noi, verso il mondo esterno e contro. Questa volta però “sporcato” (con accezione positiva) da quello che si è diventati e dal desiderio di condividerlo, quasi di legittimarlo. Legittimati da quel “gruppo” che ancora riconosciamo.

Ne è testimone lo sfogo di uno di noi e che riporto.

“Ciao a tutti! Bella rimpatriata anche se in circostanze tristi. Mi chiedevo possibile che neanche un cane abbia pensato di mandare una foto dell’Ale che anche se non è più tra noi avrebbe sicuramente aderito al gruppo. Almeno facciamola partecipe con il ricordo. La foto ve la mando io che l’ho amata e che rimarrà sempre nel mio cuore.” “Forse la mancanza di rispetto è fare salotto con foto, battute ecc. Quando un nostro compagno si trova in gravi condizioni!”

A questo le risposte.

“Che cose insensibili stai dicendo C.. Ciascuno di noi é accanto a PG in maniera diversa, sicuramente i suoi amici più cari maggiormente, ma quelli di noi che non lo vedono dalla fine del liceo credo che non siano da meno. Il fatto che postiamo le nostre foto, quelle dei nostri figli e facciamo battute é solo un modo per ritrovarci, condividere quella parte di vita in cui siamo stati lontani. Mi sembra che l’affetto che una volta ci ha uniti stia ritornando con la maturità degli adulti che ora siamo. La vita in questi anni non ha risparmiato nessuno, credo che chi più e chi meno abbiamo avuto le proprie sofferenze, le sta avendo o le avrà. Ora PG non può vedere tutto questo ma credo che un giorno potrà farlo e sarà felice della gran cosa che E.  ha fatto.”

“In tempi di mala società questo modo di fare “social” mi pare il più semplice e sincero. Nessuno dimentica la gravità attuale e potenziale della patologia che affligge il nostro PG. Ma questo non è minimamente intaccato da questo continuo scambio di attualità e ricordi. Se tutto andrà per il meglio PG ne potrà godere. Non c’è nulla di più naturale che la vita scorra anche se qualcuno sta battagliando, affrontando e speriamo sconfiggendo una avversità di tali proporzioni. Si attende il più serenamente possibile che il peggio passi: per noi omuncoli questo è. Non c’è etica o morale, c’è per fortuna umanità che rende meno greve una attesa. Caro C., è un fatto che ognuno di voi rimanga in una parte della mia mente e del mio cuore come solo può succedere dopo l’esperienza liceale: il primo vero passaggio da adolescenza a giovane età matura. Ogni occasione, anche una così pesante, che tocca questo nostro gruppo, scatena una marea di sentimenti, emozioni e pensieri. Assolutamente dolce.”

Capisco da queste parole come questo momento “social” abbia ricreato atmosfere emotive miste di ricordi e di esperienze dell’età matura e che finisca per essere un nuovo momento di crescita, di riflessione oltre che una grande occasione per rinnovare una vicinanza solo sopita.

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