La assoluta inopportunità dell’iniziativa “Lotto Marzo”, come modo di reinterpretare la ricorrenza 8 Marzo, stride con la necessità di riscrivere i canoni moderni del rapporto fra generi che, ancora oggi non é paritario, ma a volte addirittura esasperato. Lo scalpore suscitato a Sulmona, dove donne hanno sorretto degli ombrelli per proteggere dalle intemperie altrettanti uomini impegnati in un convegno, ne è stato il banco di prova settimanale: in un senso e nell’eccesso. Si sono moltiplicati post più o meno infervorati o infiammati. Numerosi giornalisti (radio, TV, web) hanno raccontato, sondato, e interpretato l’accaduto: un brutto episodio sessista dove la donna é relegata a ruolo subordinato, ennesimo “oggetto” a disposizione del genere “maschio”; “immagine” distorta da attribuire ad un’organizzazione dilettantistica che, involontariamente, ha generato questo “spaccato sessista”; bieca strumentalizzazione di un evento legato all’emergenza atmosferica, di donne che, volontarie, non hanno fatto altro che offrire una collaborazione per superare l’impasse.
La mia impressione é che la “fotografia” scattata a Sulmona sia stata “rimbalzata” a fine strumentale, confezionata per creare un caso più che una notizia: lo scopo? scatenare una polemica di genere. L’evento atmosferico ha richiesto una pronta risposta per permette il completamento del convegno con ombrelli spaiati ed improponibili non-hostesses, chiaro e inconfutabile indizio di improvvisazione. Un esempio di mala-organizzazione, di mancanza di professionalità predittiva in un era satura di meteo-app. E i professionisti dell’organizzazione non hanno tenuto conto della facilità alla polemica, propria di questo momento, soprattutto sulle questioni di genere: sarebbe bastato che uno dei “porta-ombrelli” fosse stato maschio.
Questo discutere parla del “nulla” che alberga intorno a noi. Ancora una volta elementi “distrattivi”, forse costruiti per spostare attenzione dalle questioni veramente importanti per noi e per il nostro futuro.

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