PRESIDENTE. Allora colleghi e colleghe, vorrei anche inviare un saluto molto sentito a Celeste Costantino, la nostra collega che ha fatto una bambina che si chiama Bianca e che sta bene: un saluto a mamma e bimba (Applausi).
ANTONIO PALMIERI. E il papà no?
PRESIDENTE. Come dice? Il papà e non è parte in causa in questo caso (Commenti di deputati…). Scusate, la bambina è stata fatta da Celeste Costantino, è nostra collega e noi ci rivolgiamo a lei, essenzialmente a lei.
PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare il deputato Capezzone. Ne ha facoltà.
DANIELE CAPEZZONE. Molto brevemente, signora Presidente: per suo tramite, è per fare gli auguri anche al marito o al compagno della nostra parlamentare, visto che crediamo (Applausi), dopo ampia riflessione, che anche il papà abbia avuto un qualche ruolo nella nascita della bimba (Applausi).
PRESIDENTE. Sarà un piacere fare gli auguri anche al papà
 
Il Presidente della Camera ha raggiunto una nuova vetta nella gestione della propria immagine. Dopo lo stravolgimento della lingua italiana nella gestione del genere, dopo una serie di interventi discutibili, per enunciazione e contenuto (che vengono rimbalzati nella rete come esempio di improbabilità) ecco l’ennesimo strafalcione. Nemmeno una banale operazione di cortesia e vicinanza, come il saluto ad una collega e neo-madre, resta esente da una esternazione infelice e. La figura che rappresenta dovrebbe essere super-partes e super-genere, equilibrata e conciliante, sempre misurata e ineccepibile nella parola e nei contenuti. Invece un altro teatrino.
A parte l’ovvietà legata alla procreazione, questa Signora non crede che il ruolo di padre sia quasi sempre di aiuto e conforto nei momenti di crescita dei figli e nella non banale gestione quotidiana del pargolo, di supporto nei momenti del parto e del post parto? E’ ormai la regola la presenza dei giovani papà in sala parto, ma anche durante tutti i momenti dell’accadimento del figlio. Quanti cambi di pannolini ci hanno visti protagonisti? Quale volte, la notte, abbiamo presentato il pupo al seno materno, per poi tornare a depositarlo in culla terminata la poppata? Quanti biberon e poi pappe abbiamo preparato? E poi tutto quello che comporta la sua crescita? Chi sta accanto a quella mamma? quante notti a vegliare la febbre di un figlio per garantire alla madre qualche ora di strepitato riposo?
E quanti momenti abbiamo condiviso con la madre nel corso degli anni: la scuola, lo sport, i primi amori ed ora anche gli ultimi, la prima volta che hanno fatto tardi e la prima volta che hanno fatto sesso, la maturità ed i primi anni dell’università (e mi fermo qui perché qui sono arrivato fino ad ora).
In sostanza il papà non è parte in causa?

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