[whatsapp 16/07/2017 13:00] Ma la cosa più bella è che esistano ancora persone con tanta umanità in una società sempre più individualista.

Contestualizzo: si tratta di una chat creata per mantenere una vicinanza con un compagno di liceo ora aggredito da una patologia neurologica. Si tratta di scambio di notizie sulla sua situazione clinica e refusi di vecchi episodi risalenti alla frequentazione liceale più amenità di vario genere. Ne avevo parlato in un  post del 03/06/2017 dal titolo “Vicinanza social”.
Dopo aver letto queste poche righe ho sentito crescere in me l’esigenza di scrivere su WA questo pensiero, un pò “misurato” rispetto al sentimento che si stava prepotentemente formando nella mia mente.

“Personalmente tutta questa umanità addosso non me la sento, magari mentre lavoro un po’ c’è l’ho, ma tendo a confonderla con la professionalità (che forse nel medico non vanno dissociate). Non mi basta essere preoccupato per PG che ho conosciuto e che ora non conosco più, come ognuno di Voi del resto, per definirmi “umano” ed empatico. Altrimenti mi sentirei solo un ipocrita. Ma non saprei quale sia meglio (probabilmente nessuno dei due). Così aspetto che le cose succedano e che PG, grazie ai miei Colleghi, torni alla sua vita, ai suoi veri affetti nel miglior modo che sia possibile (spero come prima, in tutto e per tutto). Ma in quanto ad umanità, da parte mia, ci vuole ben di più. Questo pensiero si riferisce a me e vale solo per me… sia ben chiaro”.

La verità è che questi ex-compagni io non li sento poi così vicini e non li (loro come me) reputo neppure particolarmente virtuosi (nonostante la prima impressione riportata nel post del 3 Giugno). La verità è che chi era rimasto in amicizia lo è davvero ancora oggi e ci mette tutto sè stesso, tutto il resto sa di ipocrisia e non aggiunge nulla a nessuno. E’ anche vero che a quel gruppo non mi sono mai sentito di appartenere, non solo perché ci sono entrato a far parte dal triennio, ma perché non mi sono mai sinceramente considerato. Tanto che ancora oggi vengo citato di sovente con nome e cognome (gli amici li chiamate col cognome?). Ai tempi del liceo, entrato in quella classe, inizialmente è stato per me naturale frequentare il “pazzoide” della classe, il meno convenzionale e quindi più emarginato. E io con lui di conseguenza. Solo che in qualche modo la sua non convenzionalità pazzoide lo ha reso interessante e quindi frequentabile. Io ho continuato ad orbitare nella mia solitaria inconvenzionalità. Una classe unita sicuramente, più della media (e la chat su WA lo testimonia in parte), ma per quel che mi riguarda, anche se non detto, ho sempre avuto una netta sensazione di emarginazione.

E’ particolare come, dopo anni tanti anni, riaffiorino queste sensazioni, forse proprio perchè quel periodo della tua vita ti segna, profondamente. Qualcosa di positivo in questa vicenda c’è, ma non riguarda i rapporti interpersonali e neppure le nostre qualità morali. Devo capire ancora, pienamente, cosa sia.

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