“Caro E., capisco la tua frustrazione. Tecnicamente la neurochirurgia è veramente una disciplina “delicata”: si tratta spesso di interventi microchirurgici con un tessuto, quello nervoso, distante spesso un niente dal “mezzo” utilizzato dall’operatore e assolutamente a rischio di danno irreversibile. L’equilibrio idrico e pressorio del SNC, con un liquor dalle molteplici funzioni (protettivo, “nutritivo”, omeostatico), rende delicato qualsiasi approccio. Il nostro P. è unico con la sua storia clinica e neurologica e reagisce in modi non sempre riconducibili ad uno “standard”. La medicina è scienza imperfetta ma che si perfeziona a ritmi spesso sostenuti, parla di medie statistiche su grandi numeri (a cui il singolo può sfuggire), parla di evidenze e raccomandazioni nei protocolli, si affida ad esperienza. Non ha certezze incrollabili. Umanamente il non aver certezze assolute mette a dura prova. Pensiamo alla componente medica umana come “falla” del sistema, anche se onestamente è l’anello che per ora ha sostenuto ed evitato il peggio.  Penso che il tuo “supposto” potere sia un elemento “disturbante” e forse, più o meno, dà “pressione” a chi opera (a tutti i livelli). Veniamo vissuti per l’abito che portiamo e non per quello che siamo sotto a questo: è un abito facilitatore in certi contesti, ma un peso in altri, per noi stessi molto frequentemente. Credo che tu debba defilarti un attimo, soprattutto per il tuo equilibrio psicologico e per il peso che sicuramente pensi di portare e che porti. Lascia ai familiari l’interazione esclusiva con i sanitari, restando a disposizione. Di ricette comportamentali non c’è ne sono, ma il buon senso a volte vale molto. “

Il post in WA tocca due argomenti delicati: le aspettative ed i risultati in medicina, l’influenza del potente in situazioni di indubbia criticità.  Quante volte queste situazioni si embricano in una  singola vicenda clinica?  Quanto difficile diventa il rapporto col medico? Cosa ne pensate? Quanta serenità si è persa in questo rapporto? Quanta paura, ansia si mette in campo? L’aggressività diventa spesso palpabile e mi chiedo quanto sia attribuibile a frustrazione, quanto ad ignoranza e quanto a maleducazione. Mi chiedo perché debba esistere una medicina difensiva se non a causa del deteriorarsi dei rapporti sociali. E’ venuta a mancare la fiducia, sostegno nei momenti più duri. Dove è finita  la certezza, dovuta al rispetto ed alla fiducia reciproca, che nulla di più e di diverso si sarebbe potuto fare. La fiducia è un atto dell’animo, che essendosi persa, ha lasciato la tensione che proviamo quotidianamente.

E gli interrogativi rimangono.

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