Camminare a Milano è sempre cosa rara per me, ma quando lo faccio diventa sempre un evento. È come aprire la mia scatola della memoria e lasciarne uscire ricordi, immagini e profumi. I profumi di cera applicata dopo la pulizia di un androne d’accesso alla palazzina, dopo il profumo di umido e di ammoniaca dello sgrassaggio di scale e pavimenti. Lo faceva mia zia, portinaia a Milano per decenni, ma lo fanno anche le portinaie dei nostri giorni, affaccendate nelle pulizie di mezza mattinata, quando gran parte dei condomini è transitata per recarsi al lavoro, per portare le figliolanze a scuola o per raggiungere il mercato rionale (dove ne é sopravvissuto ancora uno) o un mercato di strada, nel proprio rione o in quelli limitrofi. Oggi ho qualche commissione da svolgere e mi trovo a passeggiare, nel trasferimento da un impegno all’altro, in una zona meno trafficata fra due grossi viali-arterie della viabilità cittadina. Qui ci sono solo piccoli negozi sopravvissuti alla grande distribuzione e un susseguirsi di portoni condominiali, molti con un servizio di portierato. Butto così uno sguardo nell’androne-passo carrabile di un vecchio stabile, con un cortile che immagino cementificato e con piante in grossi vasi anch’essi di cemento. La portiera lo sta spazzando, immagino aiutata dal consorte o almeno io penso che lo sia. Ha sicuramente sanificato l’androne ed ora predomina, forte, il sentore di cera appena stesa e tirata. La signora fra poco bagnerà a canna la superficie del cortile in prossimità della sua guardiola e poi, riposti stracci, spugne e scope, si dedicherà allo smistamento della posta, che fra non molto il postino consegnerà, come tutti i giorni. Accenderà sommessamente una radiolina, leggerà un rotocalco dozzinale e aspetterà pazientemente, un po’ svogliata, la bisogna di qualche condomino. Il sugo della pasta è pronto già da ieri sera e si godrà l’ora di pausa e magari un quarto d’ora di sonno su una poltroncina riciclata nell’angusto retroguardiola, sacrificato a favore di una piccola toilette, perché quando scappa non la si riesce più a tenere.

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