L’italica capacità e creatività non conosce frontiere fisiche e temporali. E anche in questi tempi infami questa caratteristica trova espressione. L’iniziativa di cui voglio parlare non sarà del tutto originale e sicuramente è balenata in molte teste in momenti di difficoltà familiare. Io stesso ho detto più volte, in tempi non sospetti, che ci sono attività non remunerate che comunque creano un plusvalore che sfugge solo perchè non monetizzato. Il lavoro che crea il più grande plusvalore non monetizzato è quello della casalinga, ancora oggi non equiparato (ad esempio pensionisticamente) a lavori molto meno pesanti e molto meno importanti. Ma io voglio parlare del casalingo, in tempi di disoccupazione, quando un marito-papà si ritrova ai margini del mondo del lavoro e che vorrebbe comunque mantenere il titolo di “concorrente al benessere della famiglia”, essere di supporto all’altra metà del suo cielo che ora si sobbarca l’intero fardello lavorativo, almeno quello che viene tenuto in precaria considerazione dal sistema produttivo.
Si trova in rete una associazione, organizzata di tutto punto, con un sito, una pagina facebook, che parla di questo plusvalore non monetizzato. E’ un progetto che compie i primi passi e che, almeno scorrendo il sito, non esprime con chiarezza le sue finalità ultime: potrebbe risultare un tentativo di monetizzare il plusvalore legato alla “professione casalingo”; potrebbe traghettare la coscienza dalla disoccupazione alla consapevolezza di una “occupazione familiare”; potrebbe proporre un passaggio psicologico e pratico da un disagio ad un nuovo essere, positivo, del sé. Potrebbe.
Chi propone tutto questo, lo conosco personalmente e posso dire che è una persona incredibile dal punto di vista del coraggio propositivo, nonostante le “mazzate” prese dalla vita: salute, lavoro e famiglia. Si, è vero, assomiglia un po’ anche a tutti noi, ma diversamente da molti riesce ancora il modo di provare il fine piacere di un goccio di cognac, in solitaria, al freddo appena fuori la porta di casa, con pensieri che frullano a mille. E’ il non occupato più manager che io conosca, nonostante evidenti fragilità e, secondo me, incongruenze.  Ma lo apprezzo e spero che venga fuori qualcosa di buono per lui e per chi ci si avvicinerà.
Il punto è che simili idee non dovrebbero esistere, se non come esperienza legata ad una emancipazione inversa, dell’uomo che si rende autonomo e si sveste di quei ruoli assegnatici dalla società. Invece queste idee esistono per necessità, per sopravvivenza, per decrescita.

Apprezzare del cognac al freddo e con tutti i pensieri E’ un plusvalore!

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