Alcuni spunti

“Quando avrai figli capirai meglio i tuoi genitori”. Una vera stupidata dato che da quando ho i figli, i miei genitori li capisco ancora meno. Ovviamente la “routine genitori” che riguarda l’accudimento è assolutamente la stessa, giusto aggiornata ai tempi moderni, ma le preoccupazioni per alcune parti della vita extra-famigliare non le capisco: non capisco l’ansia di avere un figlio che si sposta per andare e tornare da scuola, su quello che potrebbe fare quando è in compagnia di coetanei, le paure riguardo a vizi, sesso e droga. Forse in casa i miei genitori non affrontavano questi argomenti? Lo hanno sempre fatto, ma quando varcavi l’uscio di casa credo pensassero (ed ancora pensano) che sono un ingenuo decerebrato cronico. Con i miei figli ho affrontato tutti questi argomenti ed altri (e permettetemi di dire che oggigiorno tutto è un bel po’ più complicato) e continuo a farlo in un confronto quotidiano. Forse ai miei genitori però mancava il mio feedback, che però a loro non interessava a priori (dato il mio status di decerebrato), un feedback essenziale per capire dove si sia arrivati come educatore e per la propria crescita. Dico spesso che è mio dovere essere aggiornato per rispondere al meglio a tutti quei quesiti che la figliolanza ci sottopone: a “domanda-2017” non si può che utilizzare “risposta-2017”. Ricordiamoci che i figli sono impietosi, la prossima volta potrebbero decidere che siamo inutil. Ci mettono un attimo. 

Avere figli non mi ha fatto tornare dalla parte della “barricata” dei genitori, anzi mi ha fatto capire che è male, oltre che inutile, avere una “barricata” fra me e i miei ragazzi. Si può ottenere molto di più “mettendo in campo” l’autorevolezza (ed il rispetto che ne deriva). Va poi giocata la carta della consapevolezza e del coinvolgimento: non è bene nascondere le dinamiche familiari, anche scomode, o i problemi. Con i dovuti modi e nei tempi consoni all’età, i miei ragazzi hanno conosciuto e commentato queste dinamiche. Ad esempio, trovo meschino ed ipocrita nascondere che madre e padre hanno una vita sessuale, trovo meschino e inappropriato non rispondere alle domande, anche un po’ piccanti che i figli ti pongono: personalmente ho sempre risposto a qualsiasi domanda (magari evitando di essere in presenza della madre che nel mio caso è sufficientemente restia), ma ho speso il credito quando è stata la volta delle loro prime esperienze sessuali, quando spontaneamente me ne hanno parlato, soprattutto delle loro perplessità e dubbi tecnici.

Alcuni genitori oggigiorno (leggo alcuni blog sull’argomento genitorialità) sembrano molto orientati al problema “felicità dei figli” (tutto bene? vi è piaciuto questo o quello?). Credo che i nostri figli vivano naturalmente il dualismo felicità/tristezza, come del resto abbiamo fatto anche noi: semplicemente credo che molti se lo sono solo dimenticato. Se escludiamo il monitoraggio di situazioni limite (sospetto di anoressia, bulimia, ecc) credo che non sia compito di noi genitori impicciarci della loro emotività. I nostri ragazzi non si pongono neanche il problema (perchè, io lo facevo?) ma semplicemente vivono. Ricordiamolo ogni tanto. Vivono anche e nonostante noi.

Scrivo ogni tanto di genitorialità (impressioni, cose spicce, forse anche banali), ma mi sono sempre tenuto lontano della moda di “narrarmi genitore”: non intendo il narrare da blogger, come molti fanno e che trovo qualche volta costruttivo, educativo e, perché no, esilarante, bensì dell’abitudine a fotografare, postare, descrivere il proprio modo di essere genitore e di descrivere i propri figli sui social networks. Mi chiedo soprattutto  come possano percepirmi proprio i miei figli: un esibizionista forse, un egocentrico è possibile, un poveraccio che non ha altro da fare. Penso che sia sano evitare di farlo, semplicemente.

Ma alla fine di queste considerazioni “sparse”: cosa pensano veramente di me i miei figli?

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