Oggi sono a Milano per un impegno di famiglia, in una zona che in passato ho frequentato per lavoro. Scendo in strada per una passeggiata nell’unica ora libera che avrò. Mi trovo in un quartiere semi periferico, con strade larghe dalla mezzeria occupata da prato e alberi. Case anni ‘60 e ‘70. Macchine parcheggiate lungo una linea blu o una linea gialla. Sullo sfondo lo stadio San Siro con le sue enormi travi in acciaio rosso, sopra al “terzo anello”, maestoso e silenzioso.  Ad un incrocio si erge un gruppo di case popolari con un bar all’angolo opposto. Le case popolari sono state rinnovate, da una quindicina di anni, e sono di un giallo spento dallo smog e dalle intemperie, sino al primo piano mattoncini rossi. Al terzo angolo un’edicola, la classica “casetta” piena di giornali, riviste, pornografia e innumerevoli gadget a poco prezzo. Alcuni avventori stanno fuori dal bar, per la pausa pranzo, gustando quel mix di panino riscaldato e fumo di mezzo di linea, che per alcuni istanti sta fermo rispettando lo stop. Ci sono infatti autobus lenti che passano ritmati, ma molto meno frequenti che nelle zone più centrali della città. Non si muove molto nelle strade poiché questo è il momento del pranzo. Un nonno di colore con la nipotina sulle spalle, una ragazza frettolosa e una donna, anch’essa frettolosa, che lascia dietro di sé una scia di fumo di sigaretta. Due uomini, apparentemente colleghi, mi incrociano, discutono e rientrano in un cortile che accoglie uffici sotto il livello della  strada. Mi soffermo ad osservare un bel condominio di fine anni ‘70, con un giardino molto curato.  I balconi paiono ampi ma hanno tende anch’esse smunte, scolorite, da smog ed intemperie. Tanti alberi e una  vecchia vasca con fontana dalle minuscole tessere celesti, azzurre e blu che compongono un mosaico post-moderno. Di queste vasche non ne vedevo più da anni, anzi pensavo le avessero tutte smantellate, sostituite da spiazzi in porfido o da pezzi di giardino condominiale. Il fondo è un po’ sporco, dato che siamo a fine stagione e fra poco la fontana verrà spenta e la vasca vuotata. Molti sono gli alberi: abeti, magnolie, qualche oleandro ed un pioppo. Non c’è movimento di umano. Tutti saranno al lavoro o nelle scuole, gli anziani a casa davanti al desco e alla  televisione. L’aria è tiepida oggi e un ultimo sole caldo di Ottobre mi riscalda le spalle mentre mi godo l’atmosfera cittadina. Fra non molto comincerà la stagione fredda e piovosa che ci porterà a Novembre.  Ad un altro incrocio posso apprezzare una moltitudine di macchine lungo le vie che, perpendicolarmente, incrociano la mia. Nel viale alberato solo una mamma attraversa la strada col passeggino rientrando dall’asilo, un camion di muratori e un furgone di consegna sono immobili , in seconda fila, attendendo l’avvio del pomeriggio. Continuo a camminare e noto un altro condominio, decisamente anni ’70, verosimilmente  prefabbricato, con appartamenti dal riscaldamento a pavimento, ora tanto di moda, che a quei tempi erano percepiti come un modo per risparmiare sulla costruzione. Oggi lo osservo con nuovi occhi e penso a quanto sia middle-class in questa zona e soprattutto a poche centinaia di metri dal gruppo di case popolari. Le case popolari sono alte solo tre piani ed è un bene perchè non danno l’abituale pugno nell’occhio, si mimetizzano sovrastate da palazzi decisamente signorili.  I balconi sono striminziti rettangoli che non raggiungono i due metri quadri e sono zeppi di panni stesi, cassette di frutta e masserizie varie. Sono comunque isole “popolari” in città con atmosfera che pare meno degradata rispetto alle vere periferie. La vita in questo isolato ha connotati nettamente diversi dal resto della zona, c’è più movimento: donne extracomunitarie, arabe o africane, con i loro piccoli si spostano ed incrociano qualche anziana donna dalle origini meridionali che, col capo coperto da un foulard, non ha nulla da invidiare alle sua giovani vicine magrebine velate. Sta tornando dal mercato trascinando il suo carrellino così come fa la signora del Magreb che trascina lo zainetto dei figli al rientro da scuola. Si incontrano e si scambiano due parole, un sorriso ed un saluto. Integrazione per condivisione di luoghi, problemi ed emarginazione. Una piazzetta al centro dell’isolato con vecchi e extracomunitari seduti ad osservare tutto ciò che accade e passa per la via. Chissà cosa si stanno dicendo. L’aria pare serena, ma sopraggiungeranno le ore della notte e allora i padroni di quegli spazi saranno altri. Ho oltrepassato l’solato e lentamente torno al mio impegno. Penso a quanti ricordi e impressioni scatenino i miei brevi tragitti cittadini. Mi dò appuntamento al prossimo.

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