5 Ottobre

A tre giorni dopo il ricorrere del “giorno terribile” (e sono 25 ormai) accompagno il figlio piccolo perché subisca un piccolo intervento. E per rinverdire i fasti di quel noiosissimo 5 Ottobre, passato in una camerata di caserma, eccomi nuovamente in attesa per alcune lunghe ore. Una lunga giornata di assistenza e di attesa, più per la dimissione che per l’intervento in sé, durato una quindicina di minuti. Attendere con pazienza che un mio collega dimetta il mio figliolo. Una noia. Ho comunque fatto molte cose: assistito il ragazzo prima di tutto, scritto un post su Facebook, preparato un post per il mio blog, un piccolo montaggio audio-video, un paio di foto flat-lay, alcuni messaggi, numerose partite ad uno stupidissimo gioco sullo smartphone. Un kebab in pausa pranzo. Giornata piena, ma queste sono le ore più lunghe ora che tutto si è compiuto. Una giornata passata in una stanza di degenza, senza poter essere tecnicamente d’aiuto. Eppure è stata anche una bella esperienza di vicinanza padre-figlio, un tangibile esempio di un naturale aiuto in un piccolo momento di bisogno. Nulla di eccezionale, quello che noi genitori facciamo con naturalezza da quando i nostri figli sono al mondo. Abbiamo chiacchierato, riso, atteso. Questa sera saremo finalmente a casa, dopo un buon gelato, e avrò acquisito ancora dei punti, come padre e come Uomo.

6 Ottobre

E’ giorno di tagliando per la macchina.  Sono stanco, almeno mentalmente, dopo una mattinata al lavoro e la lunga giornata di ieri. Sono comunque in orario, come sempre. Consegno l’auto e attendo di venir recuperato dal figlio, quello grande, perché non debba passare tre ore ancora annoiarmi. [SOSPENSIONE]

Ho dovuto telefonare perché si sono dimenticati di questo mio impegno e di venire a recuperarmi. Perché questo non mi sorprende? E’ come se me lo aspettassi. Bisogna avere tanta pazienza con tutti e d essere sempre pronti! Ma alla fine penso che sia meglio non aspettarsi nulla, anche nelle cose più semplici, e cercare sempre l’autonomia. Forse è proprio l’essenza di questa vita 3.0. Sempre in equilibrio sul filo, un eterno funambolo, dove il viaggio è una mera complicazione fra due punti.

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