Case Popolari, Racconto

Amicizia (Friendship)

Nei tumultuosi anni trascorsi alle case popolari, le amicizie ti segnano, se ci credi, soprattutto perché più spesso occorrono zuffe e baruffe. Ne ricordo una in particolare. Io e M ci conoscevamo da sempre in quel cortile di case popolari, dove la madre era la portinaia. Lei requisiva i palloni e M. faceva in modo che, magicamente, ricomparissero, complice la madre. Aveva un anno più di me ma, alla fine, per imparare bene la chimica (sue parole) ha ricominciato dalla prima il percorso dell’Istituto tecnico e così si è ritrovato un anno dietro me. Questa sua bizzarra decisione sapeva di maturità, qualità rara per via di età e luogo di crescita. Abbastanza inusuale. Abbiamo condiviso molte serate con giochi in scatola, film e tanta musica. Per un lungo periodo abbiamo anche giocato insieme a pallavolo nella squadra nel nostro paese. Lui era molto più bravo e prestante di me. Lui era quello di Neil Young, di Simon & Garfunkel e degli Squallor, io quello dei Jethro Tull, degli Yes, della Premiata e del Banco ma su Queen e Genesis trovavamo sempre un punto di contatto. Una sera, ricordo, il padre, orgoglioso della nuova macchina appena ritirata, ha interrotto la nostra visione settimanale di una puntata di “Dr.Who” chiedendoci di seguirlo in cortile. “Ammirate – disse indicando una Ascona rosso fiammante – finalmente una macchina del mio colore preferito, l’ho vista e ho detto al concessionario che volevo proprio quella in esposizione, ed eccola qui!”. Era il ritratto della gioia, dell’orgoglio e della soddisfazione. Concluse con un aggettivo: “BIANCA!”. Scoppiammo a ridere a crepapelle pensando alle parole che stavamo per proferire: “Bella é bella, niente da dire, ma è ROSSA!”. Fu veramente divertente vedere il volto di S. trasfigurare da una smorfia di disappunto a quella di una contagiosa e sonora risata. “Purtroppo al concessionario l’ho solo indicata. Ma va bene perché tanto per me è bianca; lo sapete che io sono daltonico!”. Abbiamo riso per anni e ci rido ancora oggi, ora che S. non c’è più. Tante altre risate ci siamo fatti in quegli anni. Poi, ad adolescenza inoltrata, la scuola e le amicizie hanno finito per allontanarci. Lui era più al passo con le richieste della nostra età e coltivava amicizie con molta più facilità, poteva muoversi, perché aveva la moto, e poteva rimanere la sera a casa di amici. Io ero molto più limitato, relegato al mio walkman e alla musica, oltre che impegnato da interminabili ore di studio di matematica, latino, filosofia, insomma tutto quello che passava il liceo. Pian piano ci siamo persi. Occasionalmente lo incontravo nel nostro cortile di casa popolare. Ho sempre trovato naturale questo allontanamento, per le presenze femminili, per la scuola e per nuove amicizie. Solo oggi mi rendo conto che non sono mai riuscito a fermarlo per chiedergli perché la nostra amicizia non sia sopravvissuta al nostro crescere, come per tanti amici di infanzia è invece accaduto. Siamo tutti consapevoli che il tempo passa e che tutti cambiamo, ma perché a me rimane sempre questo senso di irrisolto?

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In the tumultuous years spent in social housing, friendships will mark you, if you believe it, especially because more often you need scuffles and quarrels. I remember one in particular. Me and M had always known each other in that courtyard of public housing, where the mother was the concierge. She requisitioned the balloons and M. made sure that, magically, they reappeared, thanks to the mother. He was a year older than me but, in the end, to learn chemistry well (his words) he started from the first the path of the Technical Institute and so he found himself a year behind me. This bizarre decision of his knew of maturity, rare quality because of age and place of growth. Quite unusual. We shared many evenings with canned games, movies and lots of music. For a long time we also played volleyball in the team in our country. He was much better and lending than me. He was that of Neil Young, Simon & Garfunkel and Squallor, I that of Jethro Tull, Yes, the Premiata and the Bank but on Queen and Genesis we always found a point of contact. One evening, I remember, the father, proud of the new machine just withdrawn, interrupted our weekly vision of an episode of “Dr.Who” asking us to follow him in the yard. “Admire,” he said, pointing to a fiery red Ascona – finally a car of my favorite color, I saw it and told the dealer that I really wanted the one on display, and here it is! ” It was the portrait of joy, pride and satisfaction. Concluded with an adjective: “BIANCA!”. We burst out laughing at the thought of the words we were about to say: “Bella is beautiful, nothing to say, but it’s RED!”. It was really amusing to see S.’s face transfigure from a grimace of disappointment to that of a contagious and loud laugh. “Unfortunately I only indicated it to the dealer, but that’s fine because it’s so white for me, you know I’m colorblind!” We laughed for years and we still laugh today, now that S. is gone. Many other laughs we made in those years. Then, at the end of adolescence, the school and friendships ended up going away. He was more abreast of the demands of our age and cultivated friendships with much more ease, he could move, because he had the bike, and he could stay in the house at night. I was much more limited, relegated to my walkman and music, as well as engaged in endless hours of study of mathematics, Latin, philosophy, in short everything that passed the high school. Slowly we got lost. Occasionally I met him in our backyard. I have always found this distancing natural, for female presences, for school and for new friendships. Only today I realize that I never managed to stop him and ask him why our friendship did not survive our growth, as happened with many childhood friends. We are all aware that time passes and that we all change, but why does it always remain this sense of unresolved?

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