Mi chiedo sempre più spesso chi sono, cosa desidero e cosa lascerò al termine di questa mia vita. La verità che oggi concepisco è che, alla fine del mio viaggio, avrò lasciato delle tracce di DNA. Non avrò lasciato nulla di più. E lentamente verrò dimenticato. Un granello di sabbia. Sento un peso su di me,  un macigno, una oppressione: non subisco angherie o soprusi, non ho una vita disagiata, ma mi sento insoddisfatto del mio modo di vivere, che ho creato io stesso, salvo poi non riconoscerlo come mia aspirazione. Non ho la forza di cambiare o forse sono costretto a non poter cambiare: padre e marito, lavoratore. Questo pensiero mi ferisce: sono consapevole di trovarmi in una terra di mezzo e, mentre conosco quale sia il mio desiderio, non riesco a progredire,  ma neppure a godere di quello che ho.

Chiamatela depressione.

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