La vita ai suoi momenti duri, vale per tutti, vale anche per me. Affronto i colpi di questa vita “drammatica”, con eventi che si susseguono implacabili e duri, cerco soluzioni, a tutto e per tutti. Arrivo a pensare che non possa più esserci più la gioia e la leggerezza di qualche anno fa. Ho incontrato lo psicologo e sono stato meglio, ho superato molti problemi e dispiaceri, ho perfino creduto di essere incrollabile ed invincibile, ma sono nuovamente caduto. Spazzo la mia strada ma la tempesta torna a coprirla di foglie, all’infinito. Cammino contro la bufera, percorro decine di metri ma la strada continua ad allungarsi. La forza d’animo pare non bastare, penso alle situazioni e alle soluzioni. La stanchezza sopravviene e con questa l’insonnia. Ho un fardello che non riesco a far condividere, il peso è sopra di me e mi schiaccia. In questi mesi assieme alla stanchezza è cresciuta l’ansia, il disagio per tutto quello che pare non avere più un termine. La mente però comincia a non reggere un peso del genere, non riesce più a tollerarlo.

Che ansiolitico sia!

Che venga per aiutarmi, per evitare che superi il limite, quello che dall’attenzione ai problemi sconfina nella patologia del pensiero. Per non valicare quel limite che se superato determina un drammatico calo delle performances mentali. Non voglio analizzare il perché io abbia raggiunto il limite, voglio solo prenderne atto. Voglio nuovamente affidarmi alle mie capacità di autodiagnosi e automedicarmi.

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