Quando si é piccoli c’é poco da scegliere, si obbedisce semplicemente e quindi si é cattolici e credenti. Niente di più naturale, anche alle case popolari. Un pomeriggio la settimana e la funzione domenicale. Il tutto con una assoluta precisione, come solo gli impegni dell’infanzia, ritmati dall’impegno materno, possono essere. Agognavo il giorno della Cresima, più per la cessazione di questa routine che per un vero credo. Catechismo come un’altra forma di scuola, col nozionismo religioso, i canti e le cantilene, con le”spine” e i “fioretti”. Non ho mai dato l’impressione che mi pesasse ed in effetti non mi pesava, tanto che per anni ho fatto il chierichetto, tuttavia ho sempre avuto la sensazione che tutto fosse un po’ troppo “serio” e “opprimente”. Sono sempre stato poco trasgressivo, abbastanza obbediente, ma avvertivo il peso del binomio di etica e morale. Fortunatamente la fantasia non è mai mancata in quegli anni e così, con qualche amico di cortile, finimmo per creare una nostra forma di innocente trasgressione. Parlo dell’ebrezza dello scampanio dei citofoni, del gusto di “rompere le scatole” ad ignari cittadini sulla strada del ritorno a casa. Non si aspettava altro che il termine della dottrina per fare ritorno al cortile, ma con deviazioni importanti, tanto da suscitare il rimprovero una volta tornati a casa. Si allungava la strada alla ricerca di grandi pulsantiere con sfilze di cognomi. E cercavamo quelli più curiosi: Troia, Sinatra, Malvestiti. Al nostro scampanio un “chi é”, una breve pausa e la nostra “battuta” seguita dall’immancabile “vaffa”, prova di un colpo, pere noi, ben assestato. Pensavamo di essere mitici, eroici, pronti ad essere acclamati al rientro al cortile. A casa la cena sarebbe sembrato un pasto guadagnato, degno coronamento di un’impresa eroica, la ricompensa di un fatto epico. Per tutti gli anni del catechismo proseguimmo questo gioco, allargammo sempre di più il raggio delle nostre scorribande, raggiungendo i vasti cortili di signorili condomini con molte scale, molti piani e quindi con immense pulsantiere ed una infinita varietà di cognomi: Sega, Ferrari, Vacca. Nessuno è mai andato oltre al “vaffa” e penso fossimo tollerati proprio perché piccoli e stupidi o perché anche quegli adulti lo avevano fatto  a loro volta molti anni prima. Ci compativano e forse, simpaticamente, tornavano alla loro di infanzia.

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