Ricordo il frusciare delle chiome dei cinque pioppi che confinavano con il cortile. Vedevo le chiome agitarsi fuori dalla finestra. Mi trasferivano un senso di tragedia autunnale con il loro fruscio. Ma l’apice del timore veniva toccato dall’aumentare della furia atmosferica, quando un sinistro ululato cominciava a provenire dai cassonetti delle tapparelle. Un chiaro, inequivocabile presagio di sventure: prossimi alla fine del mondo, presagio di guerre nucleari, segnale di cataclismi. Il mostro era pronto a ghermire, piegava i pioppi, ululava sordo e sommesso per poi sibilare sempre più intenso ed acuto, prolungatamente: urlo di squartatore. Mi facevo piccolo e mi rintanavo sotto le coperte aspettando che il mostro sfondasse i vetri della finestra con un possente e gigantesco arto. Lo immaginavo scuro, tetro, alato e con occhi di bragia. In una mano una mazza ferrata, una mano artigliata come quella di un gargoil. Il mostro era forte e scuoteva gli alberi, ululava attendendo il momento dell’assalto. All’improvviso l’urlo si era fatto fioco e l’agitarsi dei pioppi era meno intenso. Il mostro era passato oltre anche questa volta decidendo di risparmiarmi. Riuscivo, solo in quel momento, a riemergere dalle coltri del letto correndo alla finestra per cercare di vederlo: del suo passaggio restava, in cortile, un mulinello di polvere e foglie. Il battito cardiaco si era ormai placato e il tepore del calorifero mi confortava. Era l’ora di cena. I mostri spaventano i bambini, ma non li toccano. Mai.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *