Case Popolari, Racconto

Il più delinquente del cortile

Picchiare il prossimo può essere divertente, ma lui ne picchiava venti alla volta e ci scommetteva. Il suo sport era il karate, non come arte ma come modo di affermare tutta la sua prepotenza e crudeltà. Nel cortile è sempre stato il prepotente, il bullo: si stava con lui per paura o contro di lui con paura. Era bravo col pallone, strafottente con gli adulti, vessatorio con i coetanei. Credo che in ogni cortile di case popolari ce ne fosse almeno uno. Con l’età il cortile è diventato per lui un passaggio, per dormire e disturbare il vicinato e i miei pomeriggi di studio. La notte era sempre in giro, iniziato alla vita da degni fratelli maggiori. Un cognome noto al cortile, ma anche alle forze dell’ordine. La sera si procurava denaro picchiando gruppi di persone fino allo stremo delle forze, che sembrava non finissero mai. Non era leggenda ma triste realtà di periferia. Era sicuramente introdotto negli ambienti della malavita locale e milanese. Sempre sfuggente quando ci si incrociava, sempre in movimento per chissà quale affare. L’ho rivisto qualche giorno fa, dopo credo trent’anni, a testa bassa e sguardo torvo, mi ha salutato con un imbarazzato buongiorno, come non mi avesse riconosciuto. Gli anni cambiano, ma per lui di più dopo un lungo soggiorno nelle patrie galere. Non mi sono fermato, ma ho pensato a quando è stato caricato su un cellulare tante primavere fa. Un rumore di sirene ed il trambusto preveniente dalle scale aveva interrotto la mia colazione. In cortile macchine lampeggianti e personaggi incappucciati a mitragliatore spianato. Cortile deserto ma finestre colme di spettatori increduli ed assonnati. Un blitz per prenderlo e condurlo chissà dove. Ecco il perché di un cortile stranamente vuoto e tranquillo nei giorni precedenti, niente pallone, biciclette e schiamazzi. Omicida. Oblio di galera per trent’anni, fino a qualche settimana fa. Mi torna in mente che il destino è sempre stato troppo benevolo. In particolare un paio di anni prima. Nei suoi traffici doveva aver incrociato qualche pezzo grosso, di quelli che non puoi picchiare, che non puoi raggirare e soprattutto devi rispettare con assoluta obbedienza. Uno di quelli che gestivano territorio e affari. Deve non aver gradito la sua presenza, uno sgarro o un ordine eseguito maldestramente. Insomma aveva commesso un grave errore. Un Giovedì mattina il cortile era fortunatamente vuoto, i ragazzi a scuola, i mariti al lavoro, le donne e gli anziani in casa o al mercato. Giovedì era giorno di mercato. Meno male. Lui era salito in macchina e girato la chiave per avviarla. Un tremendo boato, vetri infranti, fumo e detriti dappertutto. Minuti di terrore per chi era in casa. Poi sirene spiegate. Le urla della madre che sovrastavano quello delle sirene. Non morì. Neppure il Signore l’aveva voluto, ma accolse la sua vittima successivamente.

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