Pensiero

Un oscuro declino

La deriva della nostra società sta diventando insostenibile. Non penso che questo sia solo il prodotto di una crisi economica prolungata e dura. Penso che a questo aspetto si associ l’oscurantismo degli ideali, una certa “reazione” al progresso sociale e scientifico, il ritorno alla proibizione e ai proibizionismi. Andiamo verso la società dei nonni, che arretrano per paura, che si legano alle proprie “sicurezze”. La società delle libertà è vissuta come “caos”, un guazzabuglio di nozioni sconosciute e di eventi che non si è in grado di capire è che non si vogliono capire e che pertanto non si possono gestire. Tutto deve essere riposto su una mensola dalle dimensioni definite, la mensola della vita, ordinata e spolverabile. Quando mi fermo a guardare queste mensole e osservo tutti i “ninnoli” presenti mi chiedo quali possano essere utili e se sia utile averli ordinati. Mie è venuta alla mente quella madre che ordina al figlio, prima di poter usufruire della stanza, di spolverarli. Spolverare gli orrendi testimoni di ricorrenze familiari, di battesimi, cresime e matrimoni. Penso invece che la vita debba essere un ponte, con pochi e solidi pilastri, con un continuo scorrere di situazioni, esperienze ed eventi. Il nuovo arriva e transita, mentre il vecchio si allontana. Nel contempo ci si arricchisce trattenendo il bello, l’utile, il giusto, ma non per sempre. La nostra società di vecchi e di nonni si nutre di ninnoli che ne alimentano un senso di sicurezza: non si alteri l’ordine costituito della mensola! Meno avanguardie culturali, più intellettuali incartapecoriti, politici vecchi o dalle idee e scelte già vecchie, giornalisti troppo spesso allineati al pensiero unico, vecchio il corpo elettorale. Ma ci sono altri aspetti preoccupanti di questa società alla deriva. Sempre più persone e personaggi mettono in dubbio conquiste ormai acquisite e validate. C’è un diffuso senso di sfiducia, di tradimento. Quale miglior terreno di coltura per una “reazione”. Una ricerca sistematica dei modi per annientare molte libertà sociali: contro i diritti di chi lavora, contro il diritto a una sanità accessibile ed equa, contro il diritto ad un sereno riposo pensionistico, contro una scuola di valori oltre alle nozioni, contro le conquiste civili come il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza. Un società delle proibizioni. No alla prostituzione legalizzata e regolamentata, si alla persecuzione dei clienti e si alla minimalizzazione delle risorse per il contrasto alla malavita che, almeno in parte, lucra su questo commercio. Senza peraltro ricordare come i proibizionismi abbiano sempre generato effetti contrari: potenziata attività di contrabbando per gli alcolici negli Stati Uniti, solo per citare l’esempio più noto. Il desiderio, di un fronte sempre più ampio di antiabortisti, di cancellare una grande conquista civile porta con sè uno dei più grandi contraddittori di questa società: il voler proteggere la donna ancora tristemente vittima di abusi e femminicidi contemporaneamente cancellare la più grande conquista della donna dopo il voto. Si dimenticano gli aborti illegali di un tempo, cruenti, sanitariamente improponibili, le morti di molte donne, il disagio psicologico senza alcun tipo di supporto per coscienze comunque turbate e colpevolizzate. Potremmo continuare con il proibizionismo legato alle droghe leggere, socialmente sempre più accettabili e scientificamente sempre più depotenziate (quelle di origine vegetale e senza additivazioni). Spesso si dimentica il buon senso del “male minore” con crollo di un certo tipo di domanda, quella di droghe ben più pericolose dal punto di vista medico e sociale; un’arma per depotenziare il profitto legato all’uso di stupefacenti illegali. Da persona originaria di un cortile di case popolari vedo con paura il ritorno dell’eroina in vena, sempre meno costosa e dall’impatto più devastante e a noi già noto. Mi preoccupa la disponibilità di queste droghe già in età preadolescenziale, aspetto ai più ignoto e apparentemente sottovalutato dagli educatori scolastici e da molti genitori. Si sente solo proibire certi comportamenti senza supportarli con dati e spiegazioni più articolate, come se questi preadolescenti e adolescenti non siano già immersi in queste realtà: ci si preoccupa della resa scolastica, del comportamento sociale, della patina che avvolge questi esseri in passaggio dalla fanciullezza all’età adulta, pensando che questo avvenga con uno schiocco di dita. Spesso invece ne sanno più di noi tecnicamente, a loro manca la guida, l’esperienza per un transito sereno e consapevole. Il cancro del perbenismo si è fatto invece più pervasivo, dogmatico, soffocante. Alla lunga, frustrati ci si rassegna, si smette di opporsi al brutto che dilaga: ci si convince che sia tutto inevitabile, che questo sia il modo di vivere sociale, non ci si indigna di nulla e ci si limita a pregare che nulla accada troppo vicino a noi. Prende corpo nuovamente il desiderio di delegare: delegare all’uomo forte che risolva una situazione che le nostre forze mentali non riescono ad elaborare e gestire. Ritorna l’Uomo Forte, le destre estreme. Il problema non viene analizzato nel profondo, i più si limitano a rigettarlo, altri si schierano contro a prescindere, altri vorrebbero coercizione. Invece sarebbe utile capirne la genesi, le ragioni profonde, il disagio sottostante per poterlo scardinare. Molti di coloro che invocano questo ritorno ricordano strumentalmente le “cose positive” fatte, dimenticando, in malafede, cosa sia stato il regime per i dissidenti, con il carcere e la morte, per la corruzione e i soprusi, per la presenza di spie e delatori, per la tragedia delle leggi razziali, per l’isolamento e l’embargo, per tutti i morti in guerra ed in particolare nelle campagne di Grecia e Russia. Non si poteva dire goal o mangiare cioccolato, c’erano “rete” e succedaneo, le tessere alimentari e il mercato nero. Dove c’è libertà c’è “caos” apparente: ma è solo perché non sappiamo ascoltare, scegliere, non abbiamo fantasia e gioia, non sappiamo godere di quello che abbiamo, anche se sembra poco. Non sappiamo gestire le libertà e favoriamo i proibizionismi. Diamo spazio all’ignoranza, alla disinformazione dando spazi eccessivi a derive alimentari, animaliste, antiscientifiche. Apriamo alle armi per la difesa della proprietà. Ci avviamo ad un oscuro declino.

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