Racconto

Osteria

Questa Domenica è stata la conclusione di una settimana lavorativa molto intensa. Ora sento la necessità di un attimo tutto mio, di relax oltre che alimentare. Ho scelto una osteria trani-style in piena Baggio, vecchio quartiere periferico di Milano. È la mia seconda volta qui. L’ho conosciuta un paio di settimane fa e mi ha subito conquistato con la sua atmosfera antica e popolare. L’unica stonatura è la gestione cinese. Ma i piatti sono rigorosamente italiani e dalle porzioni molto generose, come nella vecchia Milano. Orecchiette con broccoli, la cotoletta alla milanese con insalata mista. Gli avventori sono vecchi milanesi, vecchi immigrati pugliesi, artigiani e manovali di zona. Molta umanità. Già con il primo scatta la “scarpetta”. Il gusto della semplicità in abbondanza. Poca varietà ma sostanza. Il profumo è quello tipico dell’osteria, un misto fumoso di bicchieri di rosso e di ragù, stracotto e sempre pronto. Mi ricorda le osterie della mia infanzia. Anche l’aceto è di vino rosso. Una fresca insalata mista e una cotoletta con osso, assolutamente nel solco della tradizione. C’è un anziano che pranza con la coppola, un paio di avventori vocianti, anche un un paio di veneti. Parlano tutti da un tavolo all’altro, si conoscono. Parlano di questioni di quartiere e di vecchi ricordi. Fermano il tempo. Riempiono la mia mente di ricordi e mi fanno ricordare sprazzi di infanzia milanese col nonno e con il suo tentativo di istruirmi: dialetto e racconti. Solo ora, adulto, mi rendo conto di come il suo lavorio ora mi dona dei melanconici ricordi. Il mio pasto ha ritmi lenti, per me inusuali, con gesti misurati, mentre assaporo ogni boccone di questa cotoletta “del ricordo”. E un po’ mi commuove. Fra poco sarà ritmo e frenesia, ma ora no: ancora un po’ di profumo di cucinato, ancora una lenta serie di bocconi, di panatura e aspro di limone. Sperando che non finisca più.

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