Racconto

Lascia correre i pensieri

La serata è fredda, dopo un mezzo pomeriggio di pioggia. Da poco ha smesso di piovere e le macchine, al loro passaggio, nebulizzano l’acqua dall’asfalto. Gli steli d’erba brillano per fini goccioline prossime ad evaporare. La musica riempie il mio piccolo rifugio e si diffonde su quel tappeto luccicante. C’è serenità intorno, c’è quiete, c’è riposo. Frenetica giornata ti stai spegnendo! Volute di fumo dal toscano si alzano spesse con aroma intenso e secco che ben contrasta con la morbidezza di questa ora. Crepuscolo. Piedi scalzi si rilassano rinfrescati da una leggera brezza e subito tornano a rifugiarsi in tiepide pantofole. Serata che volge all’ora delle oscurità. Profumi umidi, bagnati di erbe e di polveri. Una finestra si illumina al piano di sopra e l’ombra di un figlio si muove, inquieta si sposta, si estende un attimo e poi si contrae. Una goccia di pioggia sulla faccia mi distrae e passo la mano ad asciugarla. Guancia ruvida di barba ispida, come le giornate di questo tempo sospeso, in attesa di un non so cosa. Chill out please! Pensieri leggeri dopo giornate intense e complesse, piene di ragionamenti, decisioni e stress. Gesti e parole lascino posto a pensieri leggeri, profumi e musica. Torno a ripensare ai posts di questi ultimi giorni e alle sensazioni che mi hanno lasciato dopo averli creati. Ripenso al mood  che ho voluto trasmettere, fissare. Raccontare, esprimere ciò che mi nasce dentro in questo stato di solitudine e malinconia. Tratti per me struggenti. Blues. E questo spazio che ho creato per me, costruito con le mie idee e fisicamente con le mie mani, parla di solitudine e malinconia, di isolamento, separazione dal brutto che mi circonda. Materiali poveri e riciclati, scarti che hanno dato forma alle mie idee, alla mia vena creativa e alla mia vena pratica. Mi aiutano a godere di momenti intimi, volutamente malinconici. Legno, candele, sigari, down-beat ritmato nell’aere. La penna che scorre sul foglio ad immortalare il momento con i suoi umori. Tratto nero che descrive. Tratto nero che cadenza. Tratto nero preciso e deciso, inarrestabile. Parla per me e rende solidi i miei pensieri. Stop! Giunge un profumo dal mondo, dolce come di tiglio. Apro le narici e lo sostituisco col secco tabacco. Le mie labbra secche come quel sigaro che serrano ad ogni tiro. Cade la cenere sul foglio e si scopre l’ardere rosso intenso del sigaro, ardente come quello piccolo di sigaretta che annunciava la presenza del Fenicottero in attesa. Ha ripreso a piovere. Il ticchettio delle gocce sul tetto in lamiere si mischia, delicato, alle note di un brano soft e ne crea un nuovo ritmo. Una composizione unica che ascolto solo io e che sarà con me ora e mai più: nasce e muore per donarmi nuova malinconia. Mi accorgo di massaggiare il mio piede sinistro, come volessi consolarlo e sollevarlo dal peso di una giornata ormai finita. Sollievo. Ma non basta: forse il Fenicottero potrà darmi pace.

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