Racconto

Osteria

Ho scelto una osteria trani-style. I piatti sono rigorosamente italiani e dalle porzioni molto generose, come nella vecchia Milano. Gli avventori sono vecchi milanesi, vecchi immigrati pugliesi, artigiani e manovali di zona. Il profumo è un misto fumoso di bicchieri di rosso e di ragù, stracotto e sempre pronto. Una lenta serie di bocconi, di panatura e aspro di limone.

Case Popolari, Racconto

Parcheggiata per arresti domiciliari

Una Mercedes nera, sempre un po’ sporca, parcheggiata a lungo, in cortile. Usata così poco, ma tanto tollerata. Ormai era un segno inequivocabile: parcheggiata per arresti domiciliari. Non poteva di certo circolare liberamente. Come per anni non lo ha fatto il proprietario: circolare liberamente.

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Gioco della bottiglia

Gira rumorosa per un tempo che pare eterno. Sembra non fermarsi più. Fra poco il vetro verde della bottiglia si fermerà, indicando. Per ottenere dalla sorte quello che in quegli anni non ero stato capace di chiedere. La bottiglia è ora ferma, ghiacciata nel suo verdetto.

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La notte dei R.O.S.

Un tonfo sordo, lo scalpiccio dei vibram d’ordinanza. Un’operazione notturna, non una novità in verità in quegli anni di cortile, su questo pianerottolo, così anonimo, così “case popolari”, così immigrazione meridionale. Trenta secondi e poi tutti fuori di corsa. Al giorno dopo i dettagli.

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Il più delinquente del cortile

Picchiare il prossimo può essere divertente, ma lui ne picchiava venti alla volta e ci scommetteva. Era sicuramente introdotto negli ambienti della malavita locale e milanese. Gli anni cambiano, ma per lui di più dopo un lungo soggiorno nelle patrie galere. Lui era salito in macchina e girato la chiave per avviarla. Un tremendo boato. Non morì. Neppure il Signore l’aveva voluto, ma accolse la sua vittima successivamente.

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Le urla del primo pomeriggio

Da un appartamento, le cui finestre si affacciavano sul nostro squarcio di cortile, provenivano le urla di un ragazzo in perenne conflitto con la madre. “Sei una puttana” gridava nitidamente. Era tutto scomparso, svanito in cambio di spiccioli per la dose giornaliera. A quella madre non erano rimaste che lacrime amare da versare la sera prima di coricarsi, terminate le preghiere. Ma non ne versò una al funerale del figlio.

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Urla di vento

Ricordo il frusciare delle chiome dei cinque pioppi che confinavano con il cortile. Il mostro lo immaginavo scuro, tetro, alato e con gli occhi di bragia. I mostri spaventano i bambini.

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Scazzottate

Non c’è giorno che passi, che possa definirsi tale, senza che qualcuno scambi qualche colpo di “nobile arte”. Non parliamo poi le botte date e prese per difendere un principio: il mio era “il pallone è mio e quindi io gioco”. Principio sacrosanto. Purtroppo per me, i calciatori più capaci erano anche quelli più prepotenti e abili con le mani. Pertanto quando arrivava il momento, tendevo a proteggere il labbro.

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Memorie di droga e morte

Era una bella ragazza del cortile. Al termine delle elementari avrebbe fatto a pugni se fosse servito e di sicuro il suo vocabolario non avrebbe sfigurato in qualsiasi contesto portuale. Passava pomeriggi seduta con la sua bambola ad aspettare, seduta sugli scalini del portone condominiale. La sua bellezza sfiorì ben presto e lei divenne un’ombra malcilenta e denutrita. Non sorrideva nei pochi momenti di lucidità. Non aveva un sorriso sulle labbra, ma ancora quel rossetto sgargiante, sbavato.

Racconto

Nebbia di Lomellina

Prima serata di nebbia, nebbia di Lomellina, come sempre annidata tra le case, nei cortili e nelle coorti, che sfuma attorno ai lampioni, ovatta il rumore dei passi. Torna dal profondo il mio amore per la nebbia misteriosa, intima.