Genitorialità, Pensiero

Un post confuso

Mi sembra così banale scriverlo: se non fossimo immersi in un lungo periodo di crisi economica non avremmo forse di che preoccuparci: nessun problema legato alle migrazioni, i figli semplicemente farebbero esperienza all’estero e non migrerebbero per necessità, nessun problema con il ritorno di fasci o nazi, meno delinquenza e meno richiesta di armi per difesa o autodifesa.
Ma è proprio in questo momento che si deve tener ben saldi nervi e principi. Le migrazioni sono inevitabili, così come le difficoltà a trovar lavoro o la carenza di sicurezza. E’ proprio questo il momento di non cedere alle “soluzioni facili”, di pretendere onestà e autocontrollo. E’ il momento di non volere una società ancor più imbruttita, qualunquista, perbenista e reazionaria. Non è il momento delle “soluzioni autoritarie”.  E’ il momento di rispondere con calma, onestà e fermezza ad una pericolosa deriva: niente giustizia privata a casa, con leggi sull’uso facile delle armi nelle quattro mura domestiche; ricordare ai propri figli il valore della solidarietà, della comprensione del prossimo, come valori assoluti, scollegati da qualsiasi posizione religiosa, come bene del vivere sociale. Insegniamo il valore del non sprecare, del non volere ciò che è superfluo e che, per il momento, decrescere non è rinunciare, bensì ottimizzare e rivedere la nostra scala di valori.
Ricordiamo che si può socializzare restando a casa, invitando amici e condividendo poche risorse, anziché vagare per la metropoli consumando idrocarburi, consumando bibite dai prezzi spropositati. Noi genitori favoriamo questa socialità aprendo ai nostri ragazzi la casa e “tolleriamo” l’accoglienza, ascoltiamo le loro chiacchiere ed il vociare e lasciamo che i nostri Sabato sera si riempiano… perché il nostro momento è passato e la sera la casa sembra un mortorio. Sicuramente tante angosce saranno sedate perché i nostri ragazzi saranno al sicuro e con noi, nella stanza accanto e liberi di fare ciò che desiderano: socializzare. Avremo poi la loro riconoscenza e forse ascolteranno con serenità un nostro consiglio o esaudiranno spontaneamente una nostra richiesta. ricordiamo loro che valori come accoglienza, solidarietà, tolleranza valgono verso il prossimo, prima di tutto nei confronti di un amico e non solo perché parliamo di migrazioni: il primo migrante è l’amico che accogli a casa, con cui condividi una giornata di studio, di gioco o una cena. Onestà è anche quando non tradisci il tuo compagno di corso che ti confida il suo amore verso la compagna di università, solidarietà è quando li aiuti a conoscersi. Tolleranza è sopportare il lungo e scomodo tragitto verso l’università, evitare di commentare i difetti fisici di chi ti sta vicino, ascoltare, senza puntualizzare a prescindere chi non la pensa come te. Solidarietà è alzarsi per far sedere una persona anziana o una donna incinta, è capire che qualcuno può essere in grossa difficoltà anche se non lo esterna, è stare zitto quando è il momento di farlo.
Torniamo a leggere, informiamoci, non lasciamo che le TV ci indottrini, ascoltiamo le persone, approfondiamo su internet o cerchiamo la fonte, se ci confrontiamo sui social-media non diamo per scontate le “verità plebiscitarie” (ricordiamo che spesso il popolo è bue), stiamo attenti a ciò che esprimiamo e come, perché spesso non basta cancellare un post (qualcuno da qualche parte può averne fatto uno screenshot e averlo ripostato ad imperitura memoria).
Ognuno di noi può essere la goccia che compone un oceano di miglioramento: cambiamo in meglio perchè qualcuno possa pensare di farlo anche lui.

Cosa lo faccio a fare, tanto sono solo… evitiamo di pensarlo.

Post confuso da leggere ascoltando “Tubshop” dei Birocratic

 

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