Arvid Journaling

My way in Cognitive Journaling

Categoria: Bullet Journal

Esercizio

Necrologio 1

La sua vita è stata lunga, costellata di impegni e di qualche soddisfazione. E nato in una famiglia comune del milanese, primo di tre figli, il primo laureato. Studi scientifici e Laura in Medicina. Servizio militare e poi la carriera lavorativa che l’ho portato ad essere non stimato professionista. Parallelamente é stato marito e padre. I suoi principi erano impegno, dovere e sacrificio. Li ha sempre applicati, tanto nell’attività lavorativa che nel ruolo di marito e padre, con alcune inevitabili sbavature. Ha sempre cercato di mantenersi al passo coi tempi per offrire il proprio aiuto con efficacia e attualità. Non è sempre stato una vita felice, ma alcuni momenti intensi ci sono stati, col matrimonio e con la crescita dei figli. Poco legato alle cose, le ha di sicuro utilizzate seguendo le necessità e la modernità. Si è spinto lentamente ma abbastanza serenamente.

Necrologio 2

Una vita come tante altre, si potrebbe dire, laurea, matrimonio, figli. Come da copione. Volontà nel diventare medico e occasione di essere marito e padre. Fino a quando non si è reso conto di seguire “lo schema classico”, quello che ci si aspettava da lui. In età matura riuscì a capire che questo non stava esaudendo il proprio desiderio di felicità. Non ha mai rinnegato i principi di impegno, dovere e sacrificio, ma decise di ricominciare dedicandosi a sé stesso e ai suoi nuovi obiettivi. Lasciò i ruoli acquisiti limitandosi ad “accompagnarli” seguendo i figli e la donna della sua vita, ma lasciandoli su un piano diverso e così anche la propria professione. Ha finito per dedicarsi ad una “decrescita” che lo ha condotto ad una estrema semplificazione pratica ed emotiva della sua vita. Alla fine ha vissuto una vita “a portata di mano” e soddisfacente nella sua semplicità. Pochi interessi veri e tangibili e solo alcuni obblighi vissuti con serenità. Ha avuto una vita lunga e, sicuramente nella sua seconda parte, più completa e serena.

La lettera

Caro Me, annoto con soddisfazione che alcuni valori e alcune persone ricorrono nei tuoi necrologi. Orgogliosamente parli di impegno, dovere e sacrificio e tieni in conto la presenza delle figure di moglie e figli. Sullo sfondo poi si percepisce l’importanza che attribuisci alla tua professione che ben si sposa con i principi che abbracci. Con tristezza ho notato come tu non abbia indicato esplicitamente eventi felici, come se tutto fosse ovattato dal carattere di inevitabilità. Aspetto positivo è l’aver esplicitato, nel secondo necrologio, il desiderio di un cambiamento di prospettiva, un passaggio alla cura del sé con una nuova concezione del vivere, che passi attraverso la semplificazione, per raggiungere la serenità. Per finire trovo positivo anche il fatto di pensare comunque, in entrambi i necrologi, a una vita di lunga durata.

Bullet Journal

Navigando di blog in blog mi sono imbattuto in più blog con post dedicati alle idee per scrivere e compilare il proprio Bullet Journal. Ho scoperto così che un tale Ryder Carroll, digital product designer, è l’ideatore del Bullet Journal, un sistema di organizzazione personale molto utilizzato e personalizzato. Basta un quaderno ed una penna, i propri impegni e tutto ciò che si vuole ricordare, organizzare, monitorare e tanta fantasia. E’ un progetto comparso online nel 2013 con sito ed un crowdfunding su Kickstarter, ha un fiorente merchandising diretto e derivato e molti posts esplicativi, gruppi FB e tutoriarls su YouTube, in particolare centinaia, se non migliaia di Bullet Jouurnal Flip Through. Mi colpisce che communque la tenuta di un BuJo (abbreviazione ufficiale) sia appannaggio quasi esclusivo di donne; sinceramente non ho trovato ancora un flip through, un BuJo Hacks a cura di uomini. Perchè? Trovo molto affascinante l’uso del BuJo per l’estrema personalizzazione del sistema e per la infinita possibilità grafica che dipende unicamente dalla originalità e capacità di chi lo compila. Intuisco inoltre la possibilità di ottenere un controllo ottimale di impegni e scadenze che si possono integrare perfettamente con il nostro personalissimo storyboard. Voglio provare a creare e tenerne uno, nonostante la mia naturale propensione per la tecnologia spinta: credo possa tenere in esercizio parte delle mie capacità neurologiche oggi sacrificate da un approccio tecnologico invasivo, che non rinnego e non abbandono, ma che voglio rendere integrato con il progetto analogico. Dove arriverò?

[14/03/2017] Fin dai primi momenti mi sono reso conto di come lo scrivere con penna su carta sia molto piacevole: riporta a tempi pre-tecnologici quando sono alcuni “eletti” erano in possesso di personal computer. Ricordo gli appunti cartacei all’università, gli schemi e i disegni. Un vero tuffo nel passato. La veste grafica e l’ottimizzazione del design è il contenuto che rende accattivante questo esperimento. La pratica vera e propria ha subito, rapidamente, il fascino delle cose fine a sè stesse. Avendo io impegni ben strutturati a cadenze fisse, mi viene naturale usare il bullet Journal come memento, ma per questo ho già un google-calendar molto ben organizzato e di rapido accesso da smartphone. Mi rimangono quattro ricorrenze, uno scadenziario per i pagamenti e una scarna to-do list. Mi è venuto così l’istinto di compilare inutili trackers, che nulla aggiungono alla mia quotidianità. Il vero sforzo è quello di riempire il Bullet Journal senza inutili ridondanze. Trackers inutili portano via solo tempo. A questo punto mi chiedo già se proseguire.

[20/03/2017] L’esperimento è prematuramente concluso. Il BuJo tende a diventare un’attività superflua, soprattutto quando gli impegni sono molto ripetitivi, imbrigliati in una immutabile realtà lavorativa quotidiana. Se a questo si aggiunge l’assenza di vena artistica, con relativo spunto fantasioso, si finisce per avere una agenda cartacea ormai obsoleta e sostituita da più validi supporti digitali. Per farla breve ho la netta sensazione che, almeno per me sia solo una perdita di tempo.

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